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Tornatore racconta Ennio Morricone e sul cinema dice: «La sala non morirà»

Il regista siciliano sta anche preparando un film internazionale di cui però non vuole ancora parlare

Di Redazione

Sta preparando un film internazionale, per ora solo via Zoom, di cui però non può dire nulla ("ogni volta che ho anticipato qualcosa poi non se n'è fatto niente"). Non riesce poi neppure ad immaginare un mondo senza sala cinematografica, mentre sul Covid dice solo: «Ha condizionato tutto il nostro modo di comportarci, ma bisogna tornare a non avere paura e sperare di ritrovare quei momenti di spensieratezza che avevamo prima». A parlare così oggi a Roma è il premio Oscar Giuseppe Tornatore per presentare quel piccolo grande capolavoro che è ENNIO, docu-ritratto a tutto tondo di Ennio Morricone, già fuori concorso al Festival di Venezia, che uscirà con Lucky Red in anteprima il 29 e 30 gennaio per poi approdare in sala 17 febbraio. 

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E da un Tornatore molto appassionato, tante parole sul musicista-amico due volte Premio Oscar e autore di oltre cinquecento colonne sonore indimenticabili. E ancora sulla sala cinematografica, a cui ha dedicato forse il suo film più bello Nuovo cinema paradiso, Tornatore ha detto: «Non posso per nulla al mondo immaginare una sua fine, lo escludo. O meglio, mi rifiuto di pensarlo. È stata una stagione difficile per tutti e se ci sono oggi nuovi sistemi di diffusione, come le piattaforme, credo non finisca qui: ne arriveranno altri. Ho provato momenti di tristezza infinita quando ti ritrovi in una sala da solo, ti viene da piangere, ma non bisogna lasciarsi andare». 

Ennio nasce da una sua intervista a Morricone lunga undici giorni, da spezzoni di film da lui musicati, suoi arrangiamenti per canzoni pop (da Morandi a Gino Paoli) e, infine, da testimonianze di artisti e registi, come Bertolucci, Montaldo, Bellocchio, Argento, i Taviani, Verdone, Barry Levinson, Roland Joffè, Oliver Stone, Quentin Tarantino. Che importanza aveva la musica per Morricone? «Lui di fatto respingeva l’idea che in un film fosse determinante, ma credeva piuttosto che ci dovesse essere il giusto equilibrio perché musica e immagini non si facessero ombra l’una con l’altra». Che succederà ai suoi prossimi film senza la musica di Morricone? «Ho sempre sostenuto che la musica in un film non è affatto un orpello, ma uno degli elementi importanti come sceneggiatura, fotografia e montaggio. Certo a pensarci adesso i miei film senza Morricone sarebbero stati diversi e così il mio prossimo lavoro avrà inevitabilmente qualcosa di diverso». «La linea sentimentale di Ennio - aggiunge poi Tornatore - non è certo voluta, anzi spesso ho dovuto soffocarla. Così è per l'emotività di un suo brano musicale che non nasceva mai in modo spontaneo, ma da un esperimento musicale. Lui diceva l'ispirazione non esiste, bisogna lavorare per fare musica». 

Grande assente (nel documentario non parla mai) la moglie di Morricone, Maria Travia, suo grande ed unico amore: "Inizialmente pensavo di intervistarla credendo fosse utile al film, ma lei rifiutò subito. Mi disse: 'Ti posso raccontare senza venire ripresà. E aveva ragione. È una donna con una personalità così grande che forse avrei dovuto cambiare il titolo in Ennio e Maria. Se lui era un genio della musica, quasi senza saperlo, lei era un genio dei rapporti umani capace di fare intorno a lui una catena di protezione che lo ha salvaguardato». 
 

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