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Spettacoli

Venezia78, Sorrentino "sbanca" con "E' stata la mano di Dio"

Nove minuti di applausi e ovazione in sala

Di Redazione

Sorrentino con "E’ stata la mano di Dio" sbanca a Venezia. Il film in concorso alla Mostra del cinema ha avuto lunghi applausi e riscosso grande interesse con sale piene in tutte le proiezioni. La seconda giornata del festival è stata tra le più intense con altri due film molto attesi in concorso, entrambi elogiati dalla critica e con ovazioni in sala: il ritorno al cinema di Paul Schrader con Il collezionista di carte con Oscar Isaac e di Jane Campion con The Power of the Dog con Benedict Cumberbatch, due autori affermati che mancavano da un bel pò e che sono tornati a convincere la platea. 

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 Dopo l’apoteosi di ieri, con l’appello al presidente della Repubblica Sergio Mattarella a proseguire ancora nella carica e l'elegia innamorata alla moglie Nicoletta Braschi, per il Leone d’oro alla carriera Roberto Benigni è stato il giorno della masterclass, un appuntamento generoso dedicato più che a raccontare se stesso a lodare gli altri, a ricordare i registi che lo hanno segnato a cominciare da Federico Fellini ("ah, se solo potessi raccontare una scintilla di quell'incendio d’uomo che era Fellini. Ho goduto della sua arte"). Benigni ha fatto capire di non avere progetti cinematografici, di essere alla ricerca di idee che lo convincano, «invece comincio a scrivere e poi mi fermo e non vado avanti». Sollecitato dalle domande di giovani aspiranti attori ha detto: «Se non avessi fatto l’attore sarei stato un bel pretino di campagna ma ho sentito presto una vocazione, il desiderio di raccontare, inarrestabile». E sulla recitazione: «Non c'è a mio parere consiglio più sbagliato di dire ad un attore di essere se stesso: recitare non è essere spontanei, né essere se stessi, è un luogo comune che non significa niente perché il nostro è un lavoro di falsità, ma certo bisogna seguire il proprio fuoco e non mettere a tacere le emozioni, quello sì, non reprimerle ma lasciarle andare, sfogare». 
"E’ stata la mano di Dio", il film di Paolo Sorrentino dichiaratamente personale, intimo, autobiografico in cui ripercorre la sua adolescenza a Napoli di tanto amore e altrettanto dolore con la perdita dei genitori a 16 anni, è diverso da tutti i suoi precedenti. «Ero qui a Venezia 20 anni fa con il mio primo film, L’uomo in più, interpretato da Toni Servillo (che qui invece interpreta suo padre (ndr), mi piace pensare che questo sia un nuovo inizio», ha detto il regista all’ANSA. Un film in cui con grande coraggio fa i conti con il suo passato, segnato appunto da quella tragedia dopo la quale capì meglio cosa voleva fare da grande, ossia il cinema e trasferirsi a Roma. «Mi sono deciso ora - ha proseguito il premio Oscar per La Grande Bellezza - forse perché ho l’età giusta, quella in cui si fanno i bilanci, ho fatto 50 anni, e tutto quell'amore vissuto e tutto quel dolore potevano essere declinati in un racconto cinematografico, mi sono sentito insomma abbastanza grande o maturo per affrontarlo. Da anni tenevo con il passato un monologo interiore, bloccavo i ricordi, il film, certo, è un tentativo di liberarsi, se sarà riuscito lo scoprirò con il tempo». «Ci sono i pianti ma anche tante risate» ha sottolineato Toni Servillo che a Venezia 78 è protagonista anche di Qui rido io di Mario Martone e di Ariaferma di Leonardo Di Costanzo accanto a Silvio Orlando. Il titolo del film cita la famosa mitica frase di Maradona per giustificarsi del gol argentino all’Inghilterra ai Mondiali '86 : «E' una bellissima, emblematica metafora. E’ un titolo che si riferisce al caso o al divino, io credo nel potere semi divino di Maradona», ha detto Sorrentino che da ragazzo proprio per vedere la partita del Napoli a Empoli non seguì i suoi genitori nell’abituale weekend in montagna a Roccaraso in cui morirono per una fuga di gas. Il film uscirà in cinema selezionati in Italia il 24 novembre e su Netflix il 15 dicembre 2021. 
 Ed è Netflix anche The Power of the dog, il western della neozelandese Jane Campion, Palma d’oro per Lezioni di piano che le valse anche l’Oscar per la sceneggiatura: ambientato nel Montana nel 1925 è un western ricco di tensioni emotive, un thriller, che mette in scena la rivalità tra due fratelli, il tormentato misogino macho Phil (il dottor Strange Benedict Cumberbatch) e il debole George (Jesse Plemons) che si scatena quando quest’ultimo sposa la vedova Rose (Kirsten Dunst) e porta a casa il figlio ambiguo (l'emergente Kodi Smit-McPhee). Un film in cui la Campion esplora il maschile «non ho guardato al genere - ha detto - è una storia d’epoca. Oggi è diverso, le donne se hanno una possibilità nessuno le ferma e oggi hanno più sostegno anche dagli uomini». 
 E poi il film di Paul Schrader, Il collezionista di carte (nelle sale con Lucky Red da domani 3 settembre) con una sceneggiatura che funziona ad orologeria (del resto è l’autore delle sceneggiature di Taxi Driver e Toro Scatenato di Martin Scorsese qui produttore del film). Oscar Isaac (fantastico attore con altri due film qui a Venezia 78) è un reduce di Abu Ghraib, segnato dalle violenze indicibili costretto ad infliggere, si guadagna ora la vita giocando a black jack ma quel passato torna a condizionarlo quando il figlio di un commilitone (l'emergente Tye Sheridan) lo cerca con il desiderio di vendicare il padre suicida. 

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