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Pupo, doppio appuntamento live con “Su di Noi…la nostra Storia”

Il cantante fiorentino fa anche un bilancio dei suoi, quasi, 50 anni di carriera

Di Simone Russo |

Pupo torna in Sicilia per due appuntamenti “Su di Noi… la nostra Storia”, organizzati da Dema Agency Sagl. Il 18 aprile sarà protagonista a Catania al Teatro Metropolitan e il 19 aprile a Palermo al Teatro Golden.

Due appuntamenti nella nostra Sicilia, una Terra a te molto cara.

<<Con la Sicilia c’è un rapporto decisivo per la mia vita. Il mio primo spettacolo dal vivo è stato nel 1977 ad Acireale al “CantaSud” con Daniele Piombi. Il mio nome è Enzo Ghinazzi ma, fin dal primo spettacolo, mi hanno messo il nome di “Pupo”. Al primo spettacolo, proprio in Sicilia, essere presentato come un Pupo ha avuto un significato importante. Sentivo il pubblico che chiedeva “cu è sto Pupo?” Da lì cantai la mia prima canzone “Ti Scriverò” che il prossimo anno compirà 50 anni. Da quel 1977 ho perso letteralmente il conto di quante volte ho replicato i miei concerti in Sicilia. Ovunque, dalle piazze alle sagre popolari. In provincia di Messina, tra l’altro, è scomparso un mio amico fraterno. Una persona che mi ha anche aiutato a livello economico, nel momento della mia crisi si frugò in tasca e mi prestò tanti soldi. Mi ha colpito che lui abitasse ad Oliveri, vicino alla Madonna di Tindari. A Palermo, invece, ho battezzato un ragazzo che si chiama Angelo Guarino. Ho anche un figlioccio siciliano. Tra l’altro ho avuto tante di quelle fidanzate siciliane che neanche potete immaginare. Sono un appassionato totale del verismo, ho letto tutti i libri di Giovanni Verga. Sono appassionato di Pirandello e di “Mastro Don Gesualdo”. Provo una grande ammirazione per Guttuso e Migneco due pittori siciliani fantastici>>.

Cosa si deve aspettare il pubblico siciliano? Cosa succederà in questi due appuntamenti?

<<Non è un concerto chi vuole venire a vedere questo spettacolo deve aspettarsi un incontro con una cosa unica. Neanche rara. Unica perché è il racconto con video e foto inedite, con aneddoti completamente sconosciuti. Il racconto della mia vita. Gli ultimi cinquant’anni di una vita intensa. Un racconto che è possibile farlo solo se lo hai vissuto. Venite ad assister ad un racconto, ci si diverte, si piange e ci si commuove. Soprattutto si esce riflettendo su molte argomentazioni abbastanza delicate come il gioco d’azzardo e le dipendenze. Le malattie e i rapporti con i genitori. Protagonista anche l’amore e il poliamore. Io e le mie due donne. Se volete sapere, da quarant’anni, come si vive con due donne. Se volete sapere, negli anni ‘80, come ho perso 130milioni di lire in un attimo. Se volete sapere come ci si sente quando ti pignorano tutti i mobili di casa e non hai più niente, dopo essere stato miliardario. Venite a vedere questo spettacolo>>.

Al tuo fianco, sul palco, anche tua figlia Clara. Come nasce questa scelta?

<<La band mi segue da quasi quarant’anni. Siamo una vera e propria famiglia. Mi seguono in tutto il mondo. Ad un certo punto mia figlia Clara mi ha chiesto di voler entrare nella band con noi. Le ho fatto un provino perché essere mia figlia non voleva dire nulla. Se non fosse stata all’altezza, non sarebbe mai salita sul palcoscenico con me. Le ho fatto un provino, si è dimostrata molto brava ed è molto bella come ragazza. Aveva le caratteristiche per dare un valore aggiunto a questo spettacolo ed eccola entrare in questa grande famiglia musicale>>.

Il prossimo anno saranno ben 50 anni di carriera, come sono andati?

<<Non sono andati male. Se dovessi tornare indietro senza le garanzie che il finale è questo qua, però, non rifarei quasi niente. È troppo rischioso. Visto come sono andate le cose, però, posso dire che sono stati cinquant’anni di vita vissuta in maniera meravigliosa. Una montagna russa di emozioni, quando raggiungi questo traguardo, non ti fa più paura niente. Nemmeno il congedo da questa vita. Sono un uomo che ha avuto molto di più di quello che meritava, questo è scontato. Sono stato molto fortunato perché ho potuto assaporare e riassaporare dei ruoli meravigliosi. Il talento oggi è confuso con il bluff. Adesso è un mondo in cui è veramente difficile riconoscere il talento. È un mondo offuscato dalle chiacchiere e dai social. Bisogna non farsi condizionare dal web, oggi il mondo vive in un momento storico dove tutto è falso e dove il falso è tutto. Canto da cinquant’anni in giro per il mondo e posso tranquillamente sottoscrivere che oggi, chi fa il mio mestiere, tra cinquant’anni farà qualcos’altro. Non sicuramente il cantante>>.

In questi cinquant’anni hai scritto anche per altri artisti, tra cui i Ricchi e Poveri con “Sarà perché Ti Amo”. Almeno una volta in questi anni, hai pensato di aver “sbagliato” a dare una canzone così “forte” a loro e non tenerla per te?

<<È una battuta che faccio anche a teatro. Se avessi creduto che questa canzone avesse avuto questo incredibile successo mondiale con il cavolo che l’avrei data ai Ricchi e Poveri. Però sono contento perché i diritti d’autore tramite la Siae arrivano a me e a Dario Farina e i Ricchi e Poveri guadagnano facendo le serate. Siamo tutti contenti>>.

Sono trascorsi 14 anni dall’esperienza sanremese con il principe Emanuele Filiberto e Luca Canonici. L’hai digerita o ancora no?

<<Quella sera avevamo vinto il Festival di Sanremo. Ci sono state una serie di decisioni prese in maniera non ufficiale per cui ci siamo messi d’accordo per il secondo posto. Anche la Presidenza della Repubblica Italiana è intervenuta per dire che sarebbe stato vergognoso che uno che non sa cantare come il Principe Emanuele Filiberto, oltretutto pretende ad un trono che neanche più esisteva, potesse vincere una manifestazione popolare e amata come Sanremo. Sarebbe stata la sconfitta della democrazia e del buon gusto. Questo ha contribuito ed ha smosso un po’ le acque. Basta, ho accettato. Sono stato parte del compromesso. È andata così, che arrivavo secondo lo sapevo già dal sabato mattina. L’ho sempre detto, centinaia di volte. C’è chi pensa che dica fesserie, ma allora perché non mi denuncia nessuno?>>.

Nel 1988, Maurizio Costanzo ti ha voluto nei suo “Maurizio Costanzo Show”. Da lì ti ha notato Gianni Boncompagni e ti ha scelto per condurre “Domenica In” dando il via al tuo “mondo” in televisione. Qual è il ricordo che porti di Costanzo?

<<Era veramente un talento televisivo unico, straordinario. Un uomo molto duro e determinato con cui non era facile andare d’accordo. Personalmente sono sempre andato d’accordo con lui e sono stato anche un’ospite fisso di “Buona Domenica”. Mi voleva molto bene, lo stimavo molto. Lui scopri anche mio padre, il postino di Ponticino che si chiamava Fiorello. Era una persona simpatica e Maurizio Costanzo lo volle diverse volte in trasmissione da lui, siamo anche andati insieme diverse volte>>.

Ed oggi, il tuo rapporto con la televisione?

<<Recentemente mi sono incontrato con i vertici della Rai per capire se ci sono le condizioni per tornare a condurre un programma. Mi invitano sempre per fare l’ospite e dico continuamente di no perché il mio mestiere è il cantante. Magari tra qualche anno andrò a fare l’ospite, quando non avrò più possibilità. Mi chiamano sempre anche per fare il giudice nei talent ma anche lì sarà l’ultima spiaggia prima di non avere più nulla da dare al pubblico. Sono cose che non amo>>.

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