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L'intervista

“Una voce per Rosalia”, Arianna Porcelli Safonov e il legame fortissimo con la Sicilia

Fino al 13 luglio al Teatro Zappalà di Mondello

Di Simone Russo |

Inizia stasera, mercoledi 10 luglio, “Una voce per Rosalia’, il progetto che vuole coniugare cultura e identità, durante le festività di Santa Rosalia, mettendo in scena quattro spettacoli al femminile e attraverso la narrazione teatrale rimarcare l’importanza del ruolo delle donne ed evidenziare che nel capoluogo siciliano, le donne sono una risorsa per l’economia del territorio. Gli spettacoli si svolgeranno fino al 13 luglio, al Teatro Vito Zappalà, di via Galatea 6 di Palermo (Mondello). Le protagoniste dell’innovativo progetto saranno Arianna Porcelli Safonov, Giorgia Fumo, Francesca Reggiani e Sabina Guzzanti. Ad aprire questo appuntamento Arianna Porcelli Safonov che ha un rapporto importante con la nostra Terra.

«Il mio rapporto con Palermo è piuttosto impegnativo – spiega Arianna Porcelli Safonov- visto che abbiamo una relazione a lungo termine. Ho vissuto a Palermo tra il 2021 e il 2023, sono legatissima alla città di Palermo e a tutta la Sicilia. La viaggio in lungo e in largo. Da anni, tra l’altro, sono legata anche a territori apparentemente poco esplorati, sotto tutti i punti di vista. Da diversi anni, inoltre, pedalo sull’ Etna. Sono una vera appassionata».

Stasera sarà protagonista con lo spettacolo “FiabaFobia”, come nasce questo progetto teatrale?

«E’ il mio cavallo di battaglia. Un voler raccontare come siamo davanti alle paure, come ci comportiamo quando dobbiamo fingere di non avere paura o quando abbiamo proprio tanta paura. Il disegno che faccio dell’essere umano è proprio divertente, anche nel momento in cui finge di essere figo, immortale e cool. Tutto questo, sempre, davanti alle paure. Quante volte, anche in maniera esagerata, ci piace sorridere vedendo le paure delle altre persone. In questo spettacolo parto dalle mie paure e credo che sia la cosa più divertente. Scoprire e conoscere le mie paure. Ho tanta paura di volare. Ho paura dei serpenti. Ho paura della politica italiana. Si parte proprio dal mio racconto personale, cosa faccio per combattere le mie paure e quali possono essere i consigli personali».

In un momento storico come quello attuale, c’è ancora la voglia di ridere?

«Assolutamente si, però, si rischia di perdere l’abitudine. Si stanno diffondendo tanti festival dedicati alle donne, spesso vengo chiamata ma mi viene detto che è un argomento molto delicato su cui scherzare. Questa è una cosa pericolosissima, proprio sugli argomenti più delicati la satira arriva ad alleggerire il peso delle cose per comprenderle meglio. Il pubblico ha tanta fame di ridere».

Cosa le fa ridere?

«Ormai molto poco, più andiamo avanti con l’attualità e più divento una persona molto seria. Mi fa ridere l’ambizione e la mancanza di umiltà. Mi fa sorridere vedere le persone che se la tirano. Certi si arrabbiano, io, invece, mi sbrodolo dalle risate. Capita sempre quel momento in cui becchi la fica con i tacchi di 40 centimetri che cade davanti a tutti in metropolitana. Questo mi fa sorridere».

Laureata in Lettere e Filosofia, vivi tra Roma, New York e Madrid. Per dieci anni si è dedicata ad organizzare i grandi eventi internazionali. Poi spazio alla scrittura satirica. Ha abitato quasi eremita sull’appennino lombardo. Quante vite ha vissuto?

«Non abbastanza per aver trovato quella giusta, il contesto abitativo selvaggio è quello che mi corrisponde di più».COPYRIGHT LASICILIA.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA