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Resto al Sud: in quali settori conviene investire nel 2022

Di Redazione

Fare impresa al Sud Italia è ancora cosa molto diversa dal fare impresa al Nord: lo dicono i dati, con il Meridione che raccoglie ancora un terzo degli investimenti privati in meno rispetto a regioni più produttive, come quelle del Nord Italia appunto. Da qualche anno, però, l’imprenditorialità dei giovani – e meno giovani – delle aree più economicamente indietro del Paese è stata premiata da agevolazioni come quelle prevista dal programma “Resto al Sud” di Invitalia. Nel tempo il finanziamento ha cambiato natura e sono cambiati soprattutto i requisiti richiesti ai partecipanti (è stato spostato 56 anni, per esempio, il limite massimo d’età e sono state incluse tra le zone destinatarie delle agevolazioni anche le aree terremotate del Centro Italia e le isole minori marine, lacustri e lagunari del Centro e Nord Italia). Per questo vale la pena chiedersi per quali attività convenga di più attualmente provare a sfruttare le agevolazioni di “Resto al Sud”.

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Attività finanziabili con Resto al Sud nel 2022: quali convengono di più

Una prima risposta non può che venire dal bando ufficiale. Le attività finanziabili con “Resto al Sud” sono per il momento:

a) le imprese e le attività produttive nei settori della pesca e dell’acquacoltura, della trasformazione dei prodotti agricoli, dell’artigianato e dell’industria;

b) i servizi alle imprese e alle persone;

c) il commercio;

d) le attività dei liberi professionisti

e) quelle legate al turismo.

Tra le voci dell’elenco, anche considerati quali sono i trend di mercato del momento, due sembrano le più interessanti e quelle per cui si sarebbe tentati di dire che più conviene investire grazie a “Resto al Sud”: il commercio e il turismo. Virtualmente si possono sfruttare, infatti, i fondi di Invitalia per dedicarsi come attività principale o comprimaria alla vendita online di prodotti di diverso tipo, essendo com’è il commercio virtuale regolato in Italia come il più classico commercio: una valutazione attenta, possibilmente con l’aiuto del proprio consulente, potrebbe portare a scoprire però che conviene di più provare ad accedere ad altri bonus come quelli dei voucher digitalizzazione (anch’essi a fondo perduto). Un discorso simile vale per le attività turistiche: “Resto al Sud” copre sia le spese di gestione e sia quelle di manutenzione ordinaria e straordinaria, oltre che le spese legate all’acquisto di programmi informatici e servizi tecnologici, e per questo può aiutare ad avviare attività come b&b e case vacanza, espressione di quella “micro-ospitalità” da cui sembra stia ripartendo il turismo dopo i due anni di stop a causa della pandemia; per gli operatori turistici, però, quelli di Invitalia non sono i soli finanziamenti a fondo perduto disponibili e anche in questo caso vale la pena valutare con attenzione le diverse alternative.

Uno dei requisiti previsti da “Resto a Sud” è, per altro, l’apertura della partita IVA (entro un massimo di 60 o 120 giorni dal momento in cui si è ottenuta l’agevolazione), clausola non prevista da altri bandi e da altri finanziamenti e che comporta delle spese gestionali non indifferenti. Spese gestionali che si possono affrontare con più serenità, e con la garanzia di essere seguiti da dei veri professionisti, comunque se si opta per un servizio di assistenza fiscale online e “all inclusive” come quello di fiscozen.it.

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