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IL CASO

Catania, lo sfogo (privato) di Zeoli in un vocale diventa virale e scoppia la bufera: il tecnico si scusa, ma i tifosi sono con lui

Di Giovanni Finocchiaro |

Il morboso chiacchiericcio che a volte trova sui social una cassa di risonanza drammaticamente distorta – come se tutti fossero i depositari della verità – può abbattere montagne. Nel calcio, poi, tutto viene amplificato perché anche di questo vive un circo che ha bisogno di una bella regolata.

Gli allenatori litigano con i giocatori e viceversa. Ma il più delle volte non emerge granché. Poi, capita che fidandosi di un amico – speriamo diventato ex amico – Zeoli dopo la sconfitta di Torre del Greco, si confidi raccontando i particolari del dissidio nato con Chiricò ed emergano altri passaggi che avrebbero dovuto restare nel chiuso di uno spogliatoio.

Apriti cielo: il comportamento british della società, l’intervento tardivo del capitano Rapisarda in questa diatriba, almeno a sentire Zeoli, le mancate scuse di Chiricò poi avvenute anche in questo caso in modo tardivo, nello spogliatoio e altri fatti che non ci sembra il caso mettere su pubblica piazza. Ma a Catania il vocale lo hanno tutti, diffuso a macchia d’olio in modo infame – il termine è forte, specie se scritto su un giornale, ma non c’è altro vocabolo da utilizzare – e scoppia il finimondo.

Il comunicato

La società, ieri pomeriggio, ha diffuso un comunicato in cui lo stesso Zeoli chiede pubblicamente scusa puntualizzando di aver già chiarito ogni particolare con Vincenzo Grella, vice presidente.

Il testo, del comunicato del Catania con le parole di Zeoli: «Ritengo opportuno e doveroso scusarmi anche pubblicamente con il club e con la squadra per il contenuto di una mia nota vocale di carattere strettamente privato, risalente alla settimana successiva alla gara persa con la Turris e divenuta oggetto di diffusione non autorizzata. Ho già chiarito tutti gli aspetti di questa situazione con i dirigenti e con i calciatori, assumendomi la piena responsabilità del caso. Mi auguro che questa breve nota possa servire ad archiviare la vicenda e riportare l’attenzione sulla partita cruciale in programma a Potenza col Sorrento».

L’analisi

Una profonda analisi del personaggio va fatta. Ci sono allenatori che badano allo stipendio e basta, altri che mettono davanti a ogni cosa la missione con un senso di appartenenza che Zeoli ha avuto sempre, fin dal primo dei 100 match giocati col Catania evocando non solo Taranto, perché quella è una partita epica e sarebbe fin troppo semplice riassumere il suo impegno ricordando una sola gara. Ha lavorato al fianco di Ferraro, rispettando i ruoli, è stato chiamato in prima squadra dopo un ottimo inizio con le giovanili, restando al suo posto. Quando ha assunto le redini in Serie C non pensiate che abbia discusso di ingaggio. Viene al primo posto la missione di portare a termine al meglio il campionato. E questo ha cercato di fare Zeoli.

Se, poi, un calciatore contesta una sostituzione in modo evidente, si può discutere, chiarire. Chiedere scusa al proprio allenatore era un dovere morale e un atto di maturità. Zeoli l’ha fatto, Chiricò c’è comunque arrivato.

Le conclusioni

Dopo il chiacchiericcio che ha turbato l’ambiente, si arriva a tre conclusioni. La prima: Zeoli ha incontrato il favore plebiscitario della tifoseria che ha avuto – come se non bastasse – una conferma in più di quanto questa persona tenga al Catania. E oggi tutti scrivono: “Zeoli non si tocca”. La seconda: inutile invocare punizioni esemplari nei confronti di questo o di quel giocatore. Se qualcuno – più di uno – doveva andare fuori rosa, doveva accadere un mese fa. Adesso si deve proseguire tutti uniti fino al traguardo e a fine stagione sarà la società a tirare le somme di un’annata balorda sotto tanti punti di vista. Terzo: la gestione british a Catania non sempre ripaga. Serve il bastone, non solo la carota.

Piccola postilla: la società dia un segnale forte alla squadra riconfermando Zeoli nell’elenco dei dipendenti. Solo per il senso del suo sfogo privato in cui emerge tutto il proprio amore per il calcio rossazzurro, merita un contratto a vita. E non parliamo di denari, ma di principi che in questo mondo non esistono quasi più.COPYRIGHT LASICILIA.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA


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