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Da torture Isis a serie D, Seidu rinasce

Di Redazione |

ROMA, 16 MAR – “Vorrei una vita normale, posso riuscirci grazie al calcio”. Anche un posto in serie D può cambiare l’esistenza di un ragazzo, se ti hanno ucciso il padre davanti agli occhi, sei stato torturato dall’Isis e arrivato in Italia su un barcone: “Erano tre, uno è affondato, noi siamo stati portati in Sardegna”. A parlare è Seidu Soumaila, 19enne del Mali che gioca a calcio e si allena con il Trastevere, club che sta dominando il girone H della serie D. Il sogno della promozione potrebbe avverarsi, e a Seidu sembra adattarsi la canzone di Antonello Venditti “Benvenuti in Paradiso”, inno della squadra. Seidu è in via di tesseramento, e sul corpo porta le cicatrici delle percosse dell’Isis, che lo tenne prigioniero a Tripoli. In precedenza, in Mali, “dei tuareg avevano ucciso mio padre per rubargli delle pecore. Io ero presente”. Ora il Trastevere, con la Comunità di S.Egidio (a notare Seidu è stato il parroco di S.Maria in Trastevere), vuole allestire un team di rifugiati da iscrivere al campionato di Terza Categoria.

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