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In 10mila al Massimino per salutare il nuovo patron del Catania Ross Pelligra

“Giornata dell’orgoglio rossazzurro” con la speranza di una rinascita. L'imprenditore: «Torre del Grifo? Sì, è un impianto favoloso, ma prima dobbiamo dare precedenza al dialogo con la Figc, funzionale alla collocazione in una categoria»

Di Giovanni Finocchiaro
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Lo speaker lo invita: «Ross, batti il calcio d’inizio». Pelligra prende la rincorsa a centrocampo e mira la porta sotto la Sud: il pallone rotola, il pubblico applaude. La traiettoria è quella giusta. Un calcio per cominciare la nuova era. Ben assestato. Non arriva in porta il tentativo. Ma per esultare dopo un gol ci sarà tempo. 

Pelligra che entra al Massimino, applaudito da 10 mila persone, è già un successo. Atteso, emozionante, voluto dall’imprenditore e della città. La fine di un incubo, si spera. E dietro la “Giornata dell’orgoglio rossazzurro” organizzata con il cuore e con metodo dai gruppi organizzati, c’è il riscatto dopo anni di tentativi andati a vuoto, dopo fallimento, esercizi provvisori, sparizione a quattro turni dalla fine della stagione regolare in Serie C. 

Allo stadio, riaperto per una gara di calcio e soprattutto per far divertire i ragazzini e ridare fiato ai cori dei tifosi, si respira una ventata di ottimismo: «Stavolta ci siamo» si sussurra nella zona più moderata della A e al centro della Tribuna B: «Questo entusiasmo è la giusta medicina - sentenziano i tifosi coi capelli bianchi - adesso toglieteci la munnizza e fateci pagare meno tasse». Catania sogna in grande, non siamo alla perfezione, ma il calcio muove interessi e fa clamore.

Ross s’è emozionato al suo ingresso allo stadio. Ce lo confessa felice nonostante venga piacevolmente asfissiato dai tifosi che non vedevano l’ora: «Una gioia enorme, una giornata intensa. Non solo di feste - confessa - ma anche di lavoro perchè abbiamo programmato tante cose. Saranno giornate dure, difficili, ma riusciremo a completare tutto il nostro programma. Voglio portare in alto Catania e il Catania. Ci interesseremo anche di tutto quello che ruota attorno all’attività agonistica. Prima il club, ovvio. Il vivaio, i ragazzini. Ma c’è spazio per tanto altro». Poco distanti dal “boss” si defilano dalle telecamere l’uomo delle 225 pagine di piano, ovvero Dante Scibilia, e Vincent Grella, altro dirigente che Pelligra ha subito voluto inserire nel progetto rossazzurro.
Lo striscione sotto la tribuna B inneggia al diritto che hanno i ragazzi di giocare, sognare. E mentre sfilano i gruppi giovanili di Orazio Russo, quelli della femminile capitanati da Peppe Scuto, il pubblico applaude. Parte il coro «chi non salta è rosanero». Ross sta al gioco, ma poi si fa serio e rilancia in modo professionale: «Il derby? Spero di viverlo anche io, in una categoria importante. La Sicilia merita questa sfida nuovamente. Merita le emozioni di una partita così».

Due settimane, forse venti gironi in Australia, poi di nuovo in città per consegnare organigramma e particolari del lavoro. Dopo la discussione in gran segreto con i curatori per Torre del Grifo, Pelligra ci conferma: «Sì, è un impianto favoloso, ma prima dobbiamo dare precedenza al dialogo con la Figc, funzionale alla collocazione in una categoria. Faremo tutto, ma procedendo per gradi, privilegiando le cose più urgenti da portare a compimento».

Sereno quando parla del futuro, emozionato di fronte ai ragazzini che gli chiedono il selfie, al tifoso in carrozzina di fronte al quale s’inginocchia chiedendo particolari della sua passione per il Catania.

C’è la gara Amarcord tra ragazze ed ex calciatori. Il “Condor” Condorelli sembra un ragazzino, Nino Leonardi sfoggia il look pelato e corre come un ragazzino. Santo Gianguzzo posa per la foto e s’emoziona. Come Marco Biagianti che torna al Massimino per onorare “Catania” e viene accolto con un boato che lo scuote fino alle lacrime abilmente nascoste in fondo all’anima. «L’amore per questi colori non ha confini» esclama. Manca Ciccio Lodi, lo avremmo rivisto volentieri su piazzati e assist. Segna Russo, Pannitteri timbra il palo, la gara finice con gol e applausi. Ma c’è un epilogo altrettanto felice.

 Ci sono, infatti, anche gli alfieri degli altri sport che fanno grande Catania: in un angolino Max Vinti e Riccardo Stazzone sorridono ma poi sui loro volti scorrono lacrime perchè viene ricordato Ezio Vittorio. Immenso, insostituibile. Basta il nome per generare rimpianti e dolore che mai andrà via. L’Ekipe Orizzonte fa rima con scudetto al femminile, il patron del Catania beach soccer, Giuseppe Bosco non sta nella pelle perchè anche lui (che fa giocare la sua squadra con le maglie rossazzurre) sperava in una rinascita. E ce ne sono tanti altri che ricevono targhe ricordo, come Luigi Pulvirenti e la sua Saturnia di pallavolo, come la Meta di calcio a 5 con l’azzurro Musumeci che in campionato indossa, al pari del calcio sulla sabbia, le casacche storiche rossazzurre e con immenso orgoglio.

(foto Filippo Galtieri)

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