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Maurizia Cacciatori torna a Catania: «Sicilia mon amour»

La Pallavolo Roomy ha presentato la nuova stagione agonistica. Madrina della serata l'icona dello sport italiano

Di Giovanni Finocchiaro
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Una serata all'insegna della pallavolo in una location ampia e accogliente come Etnapolis: la Pallavolo Roomy ha presentato la nuova stagione agonistica assegnando anche i premi alla memoria del prof. Antonio Barbagallo, anima della società e scomparso prematuramente.

La testimonial di quest'anno è stata Maurizia Cacciatori, ex palleggiatrice azzurra, icona dello sport italiano che ha conquistato subito la scena e l'attenzione di tesserati e spettatori incoraggiando i ragazzi a rientrare in palestra dopo la pandemia: “E' fondamentale fare squadra, tornare a lavorare in gruppo, lasciando da parte telefonini e aggeggi vari. Riscopriamo il piacere di incontrare dal vivo i coetanei in un palazzetto. Catania è una città che ha tradizioni e, da quello che vedo qui in casa Roomy, una qualità e una volontà che non passano inosservate”.

Per l’occasione la società del dt Giovanni Barbagallo ha assegnato a Maurizia Cacciatori il premio Antonio Barbagallo, l’Oscar del volley siciliano, intitolato all’anima della Roomy, che fondò insieme con la moglie Agata Di Salvatore nel 1978.Tra le società premiate l'Akademia Sant'Anna per la promozione in A2 donne, la Savam Letojanni che aveva conquistato l'A3 maschile, ripartendo coraggiosamente di nuovo dalla B per problemi legati alle strutture.

Lei è legata alla Sicilia per quell'esperienza vissuta ad Agrigento negli anni Novanta in Serie A1.
«Due anni memorabili. Per la prima volta uscivo da casa. Ricordo il viaggio in auto e poi in nave da Livorno a Palermo e quindi nella Valle dei Templi tra mille domande, altrettanti dubbi. Era un posto lontanissimo, ma quando sono arrivata ho avvertito una sensazione di serenità che m'è rimasta dentro».

Ne parla con emozione...
«Ero giovane, vivevo lontano da casa. Dopo tre giorni mi sono ambientata. Questo ha fatto la differenza. Ancora sento dentro la sensazione dell'accoglienza. Ricordo con piacere Lillo Lena, Leonardo Castronovo. Mi fecero sentire a casa. Viaggiai da sola, poi immagini in che modo ho raggiunto Agrigento senza il navigatore perché non esistevano. Avevo una Y10 piena di bagagli».

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