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La marcia del gambero del Catania: mercoledì l’ultima spiaggia col Rimini

Serve una scossa. La squadra alterna grandi prestazioni a fragorose cadute. Lucarelli alzi la voce: c’è da salvare una stagione

Di Andrea Cataldo |

Non è il momento di disunirsi. Di distruggere quanto fatto. Di mollare. Bisogna invece raccogliere tutte le forze possibili per presentarsi al match di mercoledì nel migliore dei modi. I malumori legati alla sconfitta di Taranto hanno lasciato degli strascichi evidenti. Ma bisognerebbe gestirli con lucidità. Il Catania in Puglia ha vissuto l’ennesimo passaggio a vuoto della sua stagione. Il risultato è stato ancora una volta negativo. Prestazione sottotono e ko per gli etnei. Risultato? È arrivata la dodicesima sconfitta stagionale.Non è che il Taranto abbia dimostrato di essere chissà quale potenza calcistica, questo va detto, ma Sturaro e compagni hanno fatto ancora meno. È stata una prestazione apatica quella dei siciliani, i calciatori catanesi sembravano avere la mente altrove, così all’Erasmo Iacovone è andata in scena l’ennesima prova insufficiente di una squadra che in questa stagione sta abituando tutti ad alternare momenti di lucidità ad altri di assenza. Si potrebbe dire, che la squadra rossazzurra continua a mostrare evidenti sintomi di bipolarismo.

Lucarelli e l’emergenza infermeria

Lucarelli in queste settimane ha dovuto fronteggiare l’emergenza di uomini e questo lo abbiamo riconosciuto largamente come attenuante generica. Tra infortuni e influenze l’allenatore rossazzurro ha incontrato difficoltà evidenti a mandare in campo 11 giocatori in buona condizione. Questa situazione complessa gli va riconosciuta e nell’analisi generale vanno messo dentro anche queste dinamiche che poco hanno a che vedere con la gestione tecnica. Gli infortuni non li può controllare nessuno, e se poi la società decide di mandare tutti in ritiro, e durante quel ritiro l’influenza contagia l’intera squadra, non è mica colpa di Lucarelli.

L’inspiegabile

Quello che semmai non è spiegabile sono altri aspetti. Il Catania ha abituato i suoi tifosi ad un andamento altalenante in campionato. Questo è sintomo chiaro di un gruppo che proprio non riesce a giocare con serenità e che dopo 6 mesi di partite ufficiali non ha ancora trovato una propria identità. Identità che è complicato sviluppare a maggior ragione se nel mercato invernale si rivoluziona l’organico.Non ci si spiega semmai come sia possibile che contro la capolista Juve Stabia sia andato in campo un Catania in fiducia, capace di mettere sotto la prima della classe. E appena sei giorni dopo, a Taranto, la stessa squadra sia sembra frastornata, con i nervi a pezzi e incapace di mettere in successione tre passaggi.

L’involuzione

L’involuzione è difficile da capire, quasi come a voler trovare una risposta negli atteggiamenti di una personalità instabile. Sturaro è la prova più nitida di un gruppo in confusione. Come è possibile che un calciatore del suo livello, definito da molti «un colpo di mercato da Serie A», non sia capace di chiudere un passaggio rasoterra di 5 metri.C’è il caos, e anche se nessuno lo ammetterà mai, la mente da tempo è al match contro il Rimini. D’altronde deve essere stato chiaro ormai che per salvare la stagione bisogna affidarsi completamente alla Coppa Italia. E allora ora ci siamo. Mancano poche ore. Serve la prestazione dell’anno per salvare un’annata che è nata storta e che però in qualche modo si deve raddrizzare.Pazienza se Lucarelli decide di non parlare con la stampa, non lo abbiamo capito ma va bene, parli però con la squadra, alzi la voce, metta da parte il sorriso rassicurante e batta i pugni sul banco. Il tempo a disposizione stringe, tra pochissimo sarà tempo di bilanci e tutti si devono meritare la riconferma. Chi non se la sente, resti nello spogliatoio, chi è pronto alla battaglia, lo dimostri. In campo, da qui alla fine. Altrimenti poi sarà troppo tardi.

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