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L’Akragas promosso in serie D, festa per i 5mila dell’Esseneto

Battuto 2 a 0 il Resuttana. Biancazzurri piegano la resistenza dell'Enna che finisce a 3 punti

Di Fabio Russello |

Il sogno dell’Akragas si materializza intorno al 22° del primo quando Barrera risolve una mischia nell’area del Resuttana e porta in vantaggio i biancazzurri fino a quel momento sì in costante controllo del match ma con la zavorra dell’obbligo di vincere, la tensione che a volte ti fa sbagliare quello che sembra più facile e un occhio sulle App dei risultati in tempo reale per controllare il risultato di Pro Favara Enna.

Barrera e il gol liberazione

Perché all’Esseneto, fino appunto al gol di Barrera, i match da seguire erano due: c’era da tener d’occhio anche quello che si giocava a meno di 10 km di distanza e il cui risultato contava quasi quanto quello di Agrigento.

Alla fine dunque l’Akragas, la squadra che in 30 partite ha preso solo 9 gol (significa meno di 1 ogni tre partite, roba da pazzi) non ha nemmeno bisogno di sapere qual era il risultato di Favara. Anche perché nella ripresa ci pensa Garufo a segnare il rigore della tranquillità, il 2 a 0 che mette l’Akragas al riparo da qualunque sorpresa.

Enna resta dietro

Al fotofinish i biancazzurri conservano il vantaggio sull’Enna, fiero competitor di un intero campionato. Un campionato che l’Enna a metà febbraio sembrava poter vincere senza troppi patemi, con l’Akragas in affanno. Invece ha avuto quel rallentamento fatale, culminato con la sconfitta nello scontro diretto all’Esseneto che è costato la promozione diretta.

I protagonisti

In serie D ci va dunque l’Akragas e anche meritatamente trascinata da Garufo e Caccetta, la coppia di centrocampisti nettamente più forte del campionato (che forse non sfigurerebbe nemmeno in D), due esterni già quasi da D, come Semenzin e Mansour (autore del gol decisivo contro l’Enna) e la coppia di difensori centrali Cipolla – Barrera, il duo che, nell’area dell’Akragas non fa passare nemmeno uno spillo.

Il futuro

La promessa del presidente Giuseppe Deni, nonostante gli scetticismi iniziali, è stata mantenuta anche grazie al lavoro del ds Ernesto Russello e del tecnico Nicola Terranova. Ora c’è, come sempre la “grana” dello stadio. Il club lo ha chiesto in affidamento. Dal Comune nicchiano, tra problemi burocratici e finanziari.

Ma l’Esseneto è nel degrado

Di sicuro c’è che il Comune non è in grado di tenere efficiente la struttura che si è presentata ai 5 mila del match promozione contro il Resuttana in condizioni a dir poco vergognose: servizi igienici impresentabili, impianto sporco e pure acqua che cadeva copiosamente dalla copertura della tribuna. Talmente tanta acqua che in tribuna stampa non c’era manco la corrente: con tutta quell’acqua era troppo pericoloso. In una parola insomma: una vergogna.

Le parole del dopogara

«Avevamo preso un impegno e lo abbiamo mantenuto – ha detto il patron Giuseppe Deni sull’account Facebook del club-. E’ stata una stagione esaltante. Abbiamo avuto momenti di difficoltà ma ci siamo ricompattati perché abbiamo un gruppo fantastico. A inizio campionato abbiamo detto che serviva la squadra, la società, il pubblico e l’Amministrazione comunale. Le compoennti ci sono state tutte, ma è mancata l’Amminstrazione. Se sarò ancora io il patron, l’Akragas farà una D da protagonista, ma abbiamo bisogno della gestione dello stadio».

«Missione compiuta – ha detto il tecnico Nicola Terranova -. Ancora non avevo realizzato quello che abbiamo fatto. Grazie al club per la rosa che mi ha messo a disposizione, il pubblico, qui abbiamo dato sempre il massimo. Quando ho capito che ce la potevamo fare? Ci sono molti episodi. Tutti all’inizio ci davano per vincenti e non è facile. Abbiamo giocato con una pressione incredibile. Poi all’inizio, pur cambiando tanto rispetto alle avversarie, siamo partiti molto bene con grande calcio e grande gioco. Poi c’è stato un calo dopo la sconfitta nella finale di Coppa Italia. Siamo riusciti a fare gruppo, la società ci è sempre stata vicina. La vittoria di Favara ci ha fatto capire che potevamo farcela. Ho visto allo stadio tanta gente, significa che abbiamo vinto anche fuori dal campo, compresa la coppa disciplina. I tifosi sono stati grandiosi ed è un punto forte a prescindere da tecnico e società. Ho allenato dei grandi ragazzi, educati e per bene. Per me è stato difficile lasciare qualcuno fuori. A volte ci sono stati confronti anche duri, ma tra persone per bene non possono esserci problemi. Cosa c’è di mio? Quando si vince si vince tutti insieme. Per me questa promozione è un grande orgoglio. Dedico questo successo a tutti ma in particolare a mio papà che non c’è più e che sarebbe stato orgoglioso».COPYRIGHT LASICILIA.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA