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Mancini in Arabia, Berruto ‘vilipendio alla maglia azzurra’

L'ex ct Italvolley alcuni valori non negoziabili'

Di Redazione |

ROMA, 27 AGO – “Ciascuno di noi è padrone del proprio destino, così come ciascuno di noi, addetti ai lavori o tifosi, deve poter essere libero di chiamare questa decisione nel modo che ritiene più opportuno. Per me, per esempio, si chiama vilipendio alla maglia azzurra”. In un lungo post su Instagram con tanto di foto del nuovo Ct dell’Arabia Saudita, il responsabile sport del Pd ed ex allenatore dell’Italvolley, Mauro Berruto, critica la decisione di Roberto Mancini di milionaria la sontuosa offerta saudita. “Ci ho dovuto pensare un po’ su, non credo di aver ancora messo a fuoco bene le mie sensazioni – spiega Berruto – Forse perché non posso essere obiettivo, perché per tanti anni una Squadra Nazionale l’ho allenata anche io. Prima ho sognato di farlo, poi ho lavorato per anni in ruoli di staff, infine ho avuto in sorte il privilegio di fare il CT e portare la Squadra Nazionale del mio Paese ai Giochi Olimpici. Anche nel mio caso quella irripetibile storia finì con delle dimissioni, il 29 luglio 2015. Ricordo ogni istante, con un dolore di cui parlai allora, che non passa e credo non passerà mai. Rassegnai le dimissioni spiegando il perché, con una lettera dove scrivevo che ritenevo (e ancora ritengo) alcuni valori non negoziabili: il rispetto delle regole e della maglia azzurra. Lasciai la Nazionale e anche la pallavolo, perché sapevo che non sarebbe stato possibile, con qualsiasi altra esperienza pallavolistica, avvicinarsi neanche lontanamente a quello che la maglia azzurra mi aveva dato e che ha rappresentato la più incredibile delle mie esperienze. Iniziai a fare altro. Sono passati otto anni e ancora faccio altro, non so se mai tornerò alla pallavolo. Commentare le dimissioni del CT della nazionale di calcio, nove giorni dopo essere stato incaricato della direzione tecnica delle nazionali giovanili e, 20 giorni più tardi, presentarsi come nuovo CT di una nazionale senza storia calcistica a fronte di un contratto imbarazzante per quantità di denaro è – conclude Berruto – una scelta legittima. Ci mancherebbe. Forse semplicemente sbagliavo. Forse tutto, davvero tutto, è negoziabile. O forse no”.

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