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Carapaz oro alle pendici del Fuji

In  10mila all’arrivo della gara in linea del ciclismo su strada: sanificati a vista. Fuori dal podio i siciliani Nibali e Caruso. 

Di Alessandro Castellani

 In Ecuador sarà festa nazionale. Successe già nel 1996, quando ai Giochi del Centenario, ad Atlanta, Jefferson Perez vinse il primo e finora unico oro nella 50 km di marcia. Oggi è un altro giorno, e un altro trionfo, perché sul traguardo della prova di ciclismo su strada alle pendici del Fuji, nel circuito dove per quattro volte si è disputato il Gp del Giappone di F1 ha vinto per distacco Richard Carapaz, trionfatore del Giro del 2019 e uomo di parola.  Fuori dal pi siciliani Nibali e Caruso. 

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 E’ stata una festa di sport come raramente si vedrà in questa Olimpiade, vista la presenza di un pubblico numeroso, premiato da una corsa vera nella quale l’Italia ha provato a dire la sua con un paio di scatti in salita di Nibali, poi nell’ultima fase con Bettiol ha sfiorato il sogno del podio: ma i crampi hanno fermato il 27enne di Poggibonsi a 20 chilometri dall’arrivo. Colpa di una corsa dura e tiratissima, alla quale Carapaz ha dato lo strappo finale 
 Giorni fa aveva garantito che in Giappone avrebbe corso per il podio, e così è stato. Forse non immaginava di finire sul gradino più alto, perché aveva definito Tadej Pogacar «di un altro pianeta», pensando che per l’oro fosse favorito lo sloveno, invece le parti si sono invertite, e il vincitore dell’ultimo Tour, peraltro il primo a complimentarsi con il rivale dopo l’arrivo, si è preso 'solò il bronzo, battuto al fotofinish dall’altro grande favorito Wout Van Aert nello sprint per il secondo posto. 


 La prova in linea su strada di Tokyo 2020 è stata bellissima, con una fuga di un gruppetto di perfetti sconosciuti, fra i quali un ciclista di colore del Sudafrica, uno del Burkina Faso, un romeno e lo slovacco Juraj Sagan, fratello del tricampione del mondo Peter. Belgio, Slovenia e anche Italia, i team più agguerriti alla vigilia, avevano sbagliato i calcoli e i fuggitivi erano arrivati ad avere venti minuti di vantaggio sul gruppo dei migliori. Poi però, scrollati da un imperioso allungo di Remco Evenepoel non andato a buon fine, gli altri 'grandì si erano dati da fare, la corsa era rientrata nei binari normali e a 29 km dal traguardo si era ritrovato al comando un gruppo pieno di talento, ovvero con i migliori. 


 A una venticinquina di chilometri dall’arrivo, dopo un tentativo di Fuglasang, sono andati via Carapaz e l’americano Brandon McnUlty e in quel momento l’ecuadoriano ha cominciato a costruire il proprio sogno, diventato realtà con un micidiale scatto a 6 km dalla conclusione, su un tratto di strada che saliva. Così è arrivato quell'oro mai nemmeno immaginato durante i mesi più bui del lockdown, quelli evocati ieri nella cerimonia d’apertura, quando Carapaz pedalava sui rulli dentro casa, come tanti suoi colleghi. Si era ritrovato bloccato in patria fino a inizio luglio dell’anno scorso, impegnato ad occuparsi del bestiame della fattoria di famiglia a Carchi anziché allenarsi. Altro non si poteva fare, perché anche in Ecuador inizialmente lo sport all’aria aperta non era consentito. E poi, quando Richard aveva riavuto la possibilità di riandare per strada, ci si era messa la chiusura delle frontiere che gli impediva di tornare in Europa per svolgere il proprio lavoro. Pur di partire, il ciclista simpatizzante della Liga Universitaria di Quito si era detto disposto a pedalare da casa fino a Bogotà, lungo 982,6 chilometri, dopo aver attraversato la frontiera con la Colombia, sul ponte Rumichaca, grazie a uno speciale salvacondotto. Il tutto per prendere un volo umanitario che lo avrebbe portato in Spagna. 


 Stava per farlo, quando proprio dalla Spagna gli avevamo comunicato di aver allestito, da Quito, un altro volo «per atleti altamente qualificati in procinto di prendere parte a gare», nel suo caso la Vuelta di Burgos. Così, assieme al collega Jhonatan Narváez, il 6 luglio di quel maledetto 2020 era riuscito a partire alla volta di Madrid. Un mese dopo il ritorno alla vita di prima, anche se senza pubblico lungo la strada, con una vittoria al giro di Polonia. Ora la gloria dei Giochi, questa volta con la gente: folla alla partenza e nella parte iniziale del percorso, dentro Tokyo, poi migliaia di spettatori - diecimila secondo il conto degli organizzatori, in un impianto da 110 mila - hanno atteso l’arrivo della corsa all’interno del Fuji International Speedway, visto che nella prefettura di Shizuoka non vige lo stato di emergenza come nella capitale. «Es un dia historico» titola all’unisono la stampa online dell’Ecuador, mentre Carapaz sale sul podio con le lacrime agli occhi: «è qualcosa di immensamente grande per me», mormora con modestia pari alla sua classe. . 
 

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