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Calcio: ucraino del City Zinchenko "chi tace sostiene la guerra"

Sfogo giocatore Manchester: "Deluso dai russi, non condannano"

Di Redazione

ROMA, 16 APR - "Odio sempre di più le persone che hanno invaso la nostra terra. Non smetterò di parlarne, perché il mondo intero deve conoscere la verità. Chi tace sostiene queste atrocità". Oleksandr Zinchenko, classe '96, gioca nel Manchester City di Pep Guardiola: è nato a Radomyshl, una città di circa 15.000 abitanti a 60 miglia a ovest di Kiev. Da due mesi, da quando è scattata l'invasione del suo paese da parte dei russi, dice di vivere attaccato al telefono perché la testa è sempre lì. "Nessuno vuole andarsene - racconta il giocatore in una intervista al Guardian - Gli uomini sono andati a combattere, stanno difendendo la loro terra e io sono orgoglioso di loro". "Non riesco a non pensare nemmeno un minuto a ciò che sta accadendo - continua Zinchenko -. Sono passate più di sette settimane e puoi vedere alcune persone che cominciano ad abituarsi alle atrocità che stanno accadendo nel mio paese. Non è possibile. Bisogna parlare ogni giorno di quanto avviene". Per il giocatore del City (impegnato nella semifinale di Fa Cup con il Liverpool) tra le maggiori preoccupazioni c'è proprio il rischio che la gente si desensibilizzi alla guerra. Zinchenko è arrabbiato anche con i russi che non sono disposti a reagire e condannare. All'inizio della sua carriera ha vestito per due anni la maglia del club russo FC Ufa: "Ho amici lì, ma ora si sono ridotta quasi a nulla - racconta ancora -. Sono così deluso. I ragazzi che conosco mi hanno chiamato non appena è avvenuta l'invasione, mi hanno scritto 'Mi dispiace tanto Alex, ma non possiamo fare nulla'. Certo che puoi. Se rimani in silenzio significa che sostieni ciò che sta accadendo in Ucraina. E' un peccato che non dicano nulla". Zinchenko è invece molto grato a Guardiola e ai suoi compagni di squadra: alla prima gara del City subito dopo l'inizio della guerra gli è stata data la fascia di capitano, mentre le bandiere dell'Ucraina sventolavano sugli spalti. "Avevo gli occhi pieni di lacrime - dice - davanti a quel sostegno ancora più forte ho sentito l'orgoglio di essere ucraino".

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