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Catania, Bonaccorsi: «Ecco perchè abbiamo scelto Pelligra. Un lavoro tecnico e non politico»

Il sindaco facente funzioni: «Ora rimettiamo la palla al centro, la città e l’indotto ne trarranno benefici. Lo stadio Massimino sarà sistemato senza penalizzare l’afflusso di pubblico, per gli allenamenti c’è Zia Lisa»

Di Giovanni Finocchiaro

Da facente funzioni a protagonista pur non mostrandosi tale per indole e comportamenti. Roberto Bonaccorsi che sta reggendo il Comune di Catania al posto di Salvo Pogliese ha portato a termine prima del previsto l'operazione calcio dribblando scetticismo e critiche. Esaminando – da tecnico ed esperto in materia finanziaria – un argomento delicato e strategico per la vita cittadina come l'assegnazione a un socio nuovo, tra i competitor, della titolarità del calcio cittadino. Una settimana dopo la festa per l'avvento di Pelligra racconta la sua verità e le impressioni, con uno sguardo proiettato al futuro della vita sportiva rossazzurra. Lontano da telecamere e conferenze ufficiali, lontano da feste e logiche celebrazioni da parte dei tifosi, lei ha parlato a lungo con Pelligra.

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«Ero curioso di capire la sua storia legata al nonno, ai genitori siciliani, alle tradizioni. Mi ha raccontato che in Australia guardano i tg italiani, le gare del massimo campionato. Ho avuto l'impressione di aver stretto la mano a una persona genuina».

La decisione del Comune è arrivata in fretta.
«Dopo 48 ore eravamo orientati su una soluzione che sembrava (e s'è rivelata tale) più forte delle altre. Ma nonostante tutto abbiamo approfondito ogni aspetto delle quattro manifestazioni».

Non erano cinque?
«In realtà una (a quanto pare l'ultima, ma Bonaccorsi elegantemente glissa, ndr) era una manifestazione di volontà senza cifre da esaminare».

Ormai non è importante. Ma si aspettava una “gara” simile a una campagna elettorale?
«Mi aspettavo un interesse marcato, perché il calcio a Catania ha tradizione, è amato e offre prospettive interessanti se si programma in maniera seria».

Perchè quando s'è trattato di salvare il titolo di Serie C i tentativi sono andati a vuoto? O, peggio ancora, all'asta competitiva non si presentava mai nessuno?
«C'era un retaggio legato al passato, quella società si portava dietro anni di problemi. Un imprenditore che arriva vuole costruire qualcosa di proprio. Questa è la mia sensazione».

Il 18 giugno è scaduto il termine per presentare le manifestazioni d'interesse. Avete scelto Pelligra in un fiat.
«Lo stesso giorno, il 18, ho chiesto tutti i documenti. Alle 14,05 – pochi istanti dopo il gong – ho cominciato a lavorare. Il dovere, certo, ma anche curiosità. Domenica notte ho riclassificato i businnes plan delle società. Voce per voce».

Che metodo ha utilizzato?
«Ho disposto in quattro colonne, una per ogni società concorrente, costi e ricavi. Ed è risaltata subito la differenza enorme tra Pelligra e le altre società. La sera stessa ho spedito una mail all'assessore allo Sport, Sergio Parisi con tutti i dati. Il lavoro più importante è stato questo e l'ho voluto chiudere subito visto che dal lunedì cominciava al Comune una settimana di fuoco, senza pausa».

Al di là della potenzialità economica, ha fatto la differenza il piano pluriennale di Ross.
«Ogni anno che esaminavo si notava la differenza. Diventava più marcata. Non abbiamo concesso vantaggi nonostante le sensazioni. Mi sono concesso un altro giorno per rivedere tutto. Il martedì, quattro giorni dopo la scadenza, ci siamo dati appuntamento alla direzione politiche comunitarie con l'ing. Fabio Finocchiaro e i legali. Abbiamo creato due gruppi di lavoro: io ho verificato i bilanci e nell'ufficio attività produttive veniva effettuato il riscontro dei documenti. I dati numerici erano tutti a favore di Pelligra».

Le 225 pagine presentate dall'Advisor, Scibilia, erano un trattato di finanza ed economica.
«In effetti, i dati e gli allegati che aveva presentato il gruppo Pelligra erano corposi, la solvibilità bancaria era di un istituto importante. Ma anche le voci dei dettagli erano circostanziate. Scibilia ha confermato una profonda conoscenza degli argomenti da intenditore di calcio».

Durante i pochi giorni di attesa, si è scatenata una gara velenosa: critiche, accuse, scetticismo verso tutti. Anche verso il Comune.
«Politicamente alcuni commenti mi fanno ridere: non mi conoscono sul piano professionale. Ho fatto il mio lavoro e non politica. Sono un tecnico e mi occupo di bilanci. Adesso in tanti sono saliti sul carro dei vincitori».

I tifosi, la città, avevano subito scelto Pelligra.
«Conti alla mano confermo: c'era grande differenza e non c'era bisogno di sollecitazioni».


Ha vinto il popolo, sindaco Bonaccorsi.

«Ogni sentimento popolare nasce da meccaniche divine. Cito sempre Battiato per affetto, per l'amicizia che mi ha legato a lui per anni e anni. E perché in un episodio precedente, la sua citazione ha portato bene».

Si aspettava un’accoglienza così vissuta dalla città per Pelligra?
«Ho fatto il calciatore e, dunque, ho compreso meglio certe dinamiche. Quando militavo nel Giarre, giocai contro il Catania un test estivo. Non si pagava biglietto e al Massimino - allora Cibali - si presentava la squadra rossazzurra. C'era lo stadio pieno, queste manifestazioni di affetto e la fiducia che hanno i tifosi non sono una sorpresa per me. Tutto questo fa parte del dna del catanese».

C’era molto allarmismo su possibile presenze di figure che hanno lavorato ai posti di comandi del vecchio Catania.
«Nella vita anche privata e professionale credo di meritare fiducia: abbiamo detto no al passato non per opportunità. Il bando era rigorosissimo. I fatti testimoniano la serietà che abbiamo mantenuto tutti». 

A giorni saranno assegnati i lavori per il restauro dello stadio Massimino a una ditta: bando già pubblicato, si attende l’assegnazione. Ma con una capienza ridotta si potrà contenere l’affluenza dei tifosi?
«Il Real Madrid gioca da un anno e mezzo con lavori in corso allo stadio. Ci sono i  teloni che coprono i cantieri. Un'azienda seria può far coincidere lavoro e presenze. Aspettiamo di aggiudicare i lavori a una ditta capace. Il Massimino è uno stadio di Serie A e può contenere il pubblico della D».

La sistemazione del manto sarà posticipata?
«Il fondo deve essere sistemato, ma sarà  l'ultima cosa che verrà interessata dai lavori. Intanto per la stagione che sta per iniziare il Catania giocherà sul campo in erba. E per la Serie D è un lusso»

La squadra potrebbe allenarsi a Nesima, ma serve completare la zona esterna.
«Lo faremo. Ma - novità assoluta - le dico anche che c’è la possibilità di mettere a disposizione la struttura di Zia Lisa. Qui non serve una manutenzione radicale. Gli spogliatoi sono a posto. Serve un manto erboso, i nuovi dirigenti chiedono solo di non lavorare su un campo sintetico».

Il Massimino sarà dato in gestione al gruppo Pelligra o verranno scelte altre soluzioni?
«Nessuna preclusione, accompagneremo il processo di crescita. Quel che sarà più utile verrà discusso. Il Massimino deve ospitare la massima espressione calcistica per crescere».

C’è bisogno, in prospettiva, di un nuovo stadio?
«Concepisco lo sport come un’attività da sviluppare in un luogo in cui puoi condividere l'emozione con i tifosi. A me piace lo stadio in città. Quando arrivavo in treno da Riposto a Catania per assistere alle partite, ripetevo il percorso a piedi dalla stazione allo stadio. Un tragitto che, specie dopo la gara, era un insieme di emozioni e di commenti che ti coinvolgevano. Una memoria collettiva che resta nel tuo vissuto».

Catania oggi gioisce per il calcio. Ci sono altri problemi da risolvere, sindaco Bonaccorsi: la “munnizza” innanzitutto.
«C'è un imprenditore che investe su Catania in Serie D, non in A perchè Pelligra ha fatto ricerche approfondite. Ed è un successo. Non dimentichiamo che questa è la città in cui la St investe, il Cnr brevetta soluzioni che vengono utilizzate in tutto il mondo. La città ha un tessuto imprenditoriale riconosciuto. Ci sono anche tanti difetti, ma il calcio che risorge torna a muovere un indotto importante».
E la munnizza?
«Ci sono strumentalizzazioni e responsabilità. Nessuno è esente da colpe. Qui, se parliamo di calcio, arriveremo a mettere la palla al centro discutendo di partite. E non di altro». 

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