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Contrafatto: "Voglio un podio da dedicare all'Afghanistan"

Il 4 settembre a Tokyo in gara la velocista gelese medaglia d'oro al valore dell'Esercito per il comportamento tenuto durante un attacco quando era in servizio a Kabul. Monica: <In quel paese oltre alla gamba ho lasciatone il cuore>

Di Lorenzo Magrì

I Giochi Paralimpici sono scattati a Tokyo con tanti personaggi e con tante storie da raccontare. In gara nell’atletica ci sarà una delle sei siciliane in azzurro, la gelese Monica Contrafatto, bronzo sui 100 ai Giochi di Rio 2016 e con tanta voglia di gridare al mondo la sua storia che parte dall’Afghanistan, in questo momento al centro dell’attenzione mondiale.

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E chi meglio di Monica Contrafatto può farlo, lei che ha ricevuto la medaglia d’oro al valore dell’Esercito per il comportamento tenuto durante un attacco subito da forze avverse mentre era in servizio a Farah in Afghanistan, subendo gravi lesioni e la perdita della gamba destra.

«Lo sport? È la cosa più bella che esista al mondo, quindi per me è vita», grida ancora oggi forte Monica, da quando nel 2012, su un letto d’ospedale, vide in televisione le Paralimpiadi di Londra e per la prima volta correre delle ragazze amputate. «In quel letto d’ospedale - racconta Monica - promisi a me stessa che un giorno avrei messo una protesi da corsa e avrei partecipato ai Giochi di Rio. E così è stato».

Dal 2012, giorno di quell'attacco contro la base operativa nel distretto del Gulistan dove era di stanza con il 1° Reggimento Bersaglieri, la soldatessa si è reinventata velocista nell’atletica paralimpica. E dopo aver conquistato un’inattesa medaglia di bronzo a Rio 2016, adesso a Tokyo (sarà in gara il 4 settembre sui 100 metri) sogna «un oro» per una dedica speciale alla popolazione afghana tornata sotto il rigido controllo dei talebani.

«In quella terra oltre alla gamba, ho lasciato anche il cuore e a queste Paralimpiadi è come se gareggiassi anche per l’Afghanistan e spero di dedicare una medaglia anche a loro -confessa Monica che in Italia vive sola con il suo Raul, un coker nero - di quel posto mi sono innamorata, della gente, dei bambini. Se potessi ne adotterei uno, sono svegli. Non stanno a casa, mi ricordano i miei tempi quando stavamo sempre fuori a giocare. Io mamma? No, mi basta già Raul, ma se me lo consentissero, un bimbo afghano lo salverei. Quando preparavamo gli aiuti sanitari e umanitari, quando davamo acqua e cibo ai bambini, era come se gli regalassimo una play station. Ricordo ancora i loro sguardi di gratitudine. Ho vissuto la popolazione che tutto è tranne che cattivissima come dicono, perché un sacco di volte ci hanno aiutati a non saltare su un ordigno. Ora vedere questa situazione mi fa soffrire più di una persona che non ha vissuto quella realtà».

«Dopo la tragedia in Afghanistan -sottolinea Monica - ho imparato a preferire i comportamenti alle parole e dopo aver perso la gamba, ho capito che la parte estetica è solo l’impalcatura di una casa. Ma se non c'è cuore e cervello è vuota dentro». Testa e cuore anche in pista, perché se si parla di onore, Super-Monica è in cima alla lista. Prima donna soldato dell’Esercito a essere decorata, ora è alla sua seconda Paralimpiade. «Che sento più mia - dice - prima ero più inconsapevole, ora mi sono allenata per la gara, sono diventata quasi un’atleta modello. Il mio sogno è l’oro, ma visto che sarò in gara con Martina Caironi, oro a Rio e Ambra Sabatini, il mio secondo sogno sarebbe fare un tris azzurro sul podio».

La sua Gela non l’ha mai dimenticata e quando torna si allena con gli atleti della Young Runner Gela di Massimo Bianca il poliziotto che continua a crescere talenti nonostante la carenza di strutture e di aiuti economici. «Monica è una persona speciale - ci dice Massimo Bianca - e quando si allena con noi riesce a dare una grande carica a tutto il gruppo».

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