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Dai gol di Riva e Anastasi alle parate di ToldO e il "cucchiaio" di Totti: per l'Italia è la quarta finale europea

Gli Azzurri hanno vinto nel 1968, poi due sconfitte: quella beffarda contro la Francia nel 2000 e quella netta contro la Spagna nel 2012

Di Giorgio Svalduz

Roberto Mancini può essere orgoglioso degli azzurri e del suo lavoro di ricostruzione: in 60 anni di Europei è la quarta volta che l’Italia approda alla finale e l’unico successo è un miraggio di 53 anni fa. Un po' meglio è andata ai mondiali perchè in 90 anni la nazionale si è imposta quattro volte in sei finali. IN tutto quindi cinque successi in nove epiloghi dei tornei più prestigiosi. 

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La nazionale italiana è con Brasile e Germania sul podio delle squadre più competitive da sempre, pur con alti e bassi. Ma dopo la polvere della non qualificazione 2018 neanche il tifoso più incallito poteva pensare ad una salita così vertiginosa, col record di risultati di fila, il bel gioco offerto, l’abnegazione e il carattere mostrati nella sofferta semifinale di ieri con la Spagna. 

L’Italia da emulare nella finale europea è quella di Valcareggi che si impone nel 1968 con la Jugoslavia ma ha bisogno di una doppia partita dopo l’1-1 della prima. Il ct sostituisce cinque titolari e gli azzurri vincono facilmente con due prodezze di Gigi Riva e Anastasi. Gli slavi della stella Dzajic si arrendono nettamente, migliaia di giornali accesi come torce nella notte dell’Olimpico fanno sognare una nazione che sta per addentrarsi nelle tenebre della strategia della tensione. Le altre due finali europee sono una beffa e un crollo. Nel 2000 l’Italia di Zoff si presenta alla finale con la Francia euforica per la vittoria ai rigori sull'Olanda con le parate di Toldo e il "cucchiaio" di Totti. A Rotterdam azzurri avanti con Delvecchio e in controllo, ma nel recupero Wiltford pareggia e ai supplementari Trezeguet segna il beffardo golden gol. Polemiche a non finire e Zoff si dimette per le aspre critiche di Berlusconi. Nel 2012 non c'è partita a Kiev: la Spagna di Iniesta e Xavi travolge 4-0 l’Italia di Prandelli che si era battuta per un mese da protagonista con Cassano e Balotelli in grande spolvero. 
Più articolato e felice l’epilogo dei mondiali. Si comincia a Roma nel 1934 con grande fatica: ai 40 gradi dello stadio Pnf (poi Flaminio) la Cecoslovacchia è favorita, colpisce tre pali. L'Italia di Vittorio Pozzo (che si piazza dietro la porta avversaria per dirigere meglio) soffre, subisce il gol di Puc, poi pareggia con Orsi e conquista il titolo ai supplementari con Schiavio che sviene dopo il gol. Indiscutibile il successo del 1938 nonostante pressione e polemiche (Mussolini impone in una gara la maglia nera), grazie anche alla supponenza del Brasile che in semifinale fa riposare l’astro Leonidas e perde con gli azzurri. In finale a Parigi c'è la forte Ungheria di Sarosi, ma Pozzo ha fatto un lucido ricambio generazionale e l’Italia domina 4-2 con doppiette di Colaussi e Silvio Piola, grande protagonista con Meazza e Andreolo. 
La prima delusione è la finale in quota di Messico 70 dopo l'epico 4-3 con la Germania. L’Italia di Valcareggi e della staffetta subisce una lezione dal grande Brasile: Pelè segna di testa saltando in cielo, Gerson, Jairzinho e Carlos Alberto rendono superfluo il pari di Boninsegna e disegnano un 4-1 che non dà scampo. La rivincita è, a sorpresa, a Spagna 82. L'Italia di Bearzot fa fuori Maradona e Zico e in finale domina 3-1 una Germania spenta col solito gol di Pablito Rossi, l’urlo di Tardelli e la chiusura di Altobelli per una gioia incontenibile col sorriso felice di Pertini in tribuna. Passano 12 anni, l’Italia è il laboratorio di Arrigo Sacchi che, dopo i trionfi col Milan, sfiora la grande i, mpresa negli Stati Uniti con i gol di Roberto Baggio. L’occasione è ghiotta perchè in finale ai 36 gradi del mattino di Pasadena c'è uno dei peggiori Brasile della storia, ma l’Italia è in rosso fisso e Baggio, claudicante per vari infortuni, sbaglia il gol della possibile vittoria e poi l’ultimo rigore, coi brasiliani più freddi e vincenti con Romario, Branco e Dunga. La rivincita ai rigori è rimandata al 2006: dopo lo scandalo scommesse l’Italia di Lippi si compatta, fa fuori in semifinale la Germania padrona di casa e a Berlino affronta la Francia di Zidane, protagonista con Materazzi. Zizou segna un rigore su fallo di Materazzi che pareggia di testa. Ai supplementari, dopo un diverbio il francese dà una testata all’azzurro e viene espulso. Il pari non si sblocca più, ai rigori sbaglia Trezeguet, percorso netto italiano con quello di Grosso che determina il quarto titolo mondiale. Dopo nove anni (2012) gli azzurri tornano a giocarsi un trofeo. A Wembley sarà in palio il sesto titolo, il secondo scettro europeo dopo un’interminabile attesa di oltre mezzo secolo.
 

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