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Fallimento Catania Calcio, ecco cosa riporta la sentenza

Si può conservare il titolo sportivo ma Sigi dovrà però saldare un debito di seicentomila euro nei confronti della società rossazzurra

Di Giovanni Tomasello

Il Catania Calcio 1946 matricola 11700, da ieri non esiste più. La sentenza di fallimento dello storico club dopo 75 anni di vita, è stata immediata e ufficializzata proprio all’indomani dell’ultima udienza tenutasi martedì scorso dinanzi al magistrato dott. Ciraolo e in cui i periti nominati dallo stesso Tribunale avevano depositato la relazione sullo stato patrimoniale della società rossazzurra. L’autorità giudiziaria non ha ritenuto opportuno effettuare ulteriori approfondimenti, tutto fin troppo chiaro per i giudici e a nulla sono servite le garanzie fornite dai legali del Catania Calcio sulla continuazione dell’ordinaria amministrazione tra cui una manifestazione d’interesse di un imprenditore romano e l’ulteriore contributo che sarebbe stato pronto a elargire il gruppo inglese di cui si parla ormai da mesi. 

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Il Tribunale ha anche già nominato i curatori fallimentari che sono i dott. Daniela D’Arrigo, Enrico Maria Giucastro e l’avv. Giuseppe Basile che avranno il compito di occuparsi dell’esercizio provvisorio della società riguardo l’aspetto sportivo, ma è bene sottolineare quanto scritto nella sentenza a pagina 9 in cui è stato espressamente disposto l'esercizio provvisorio fino al 2 gennaio 2022. In questo breve periodo per mantenere il titolo sportivo sarà necessario che venga riscosso il credito di 600mila euro vantato dal Catania verso la Sigi. Quest’operazione è considerata dal Collegio dei giudici una condizione imprescindibile per il mantenimento del titolo e la sua successiva acquisizione all'asta. 

Se Sigi non dovesse provvedere, i curatori dovranno riferire al giudice delegato al fallimento profili di ulteriore criticità a cagione del mancato venire in essere della condizione indicata e sarebbe davvero la fine. Il campionato per la squadra di Baldini - inutile nasconderlo, ma ci auguriamo di no - potrebbe essersi già concluso ieri sera.

 

 

Ecco cosa è scritto testualmente nella sentenza: “La scelta di disporre l’esercizio provvisorio o meno (e a quali condizioni) impone di raffrontare il mantenimento del valore dell’intero “ramo d’azienda sportivo” per come, allo stato, attribuito dai consulenti tecnici d’ufficio, sia con le perdite prognosticamente che verranno a registrarsi mensilmente in rapporto ai tempi strettamente necessari alla liquidazione del medesimo ramo di azienda secondo legge, sia con il fatto che la sostenibilità di tale esercizio provvisorio per tale stretto lasso di tempo si riscontra solo nel caso in cui venga effettivamente riscosso il credito di circa euro 600.000,00 vantato da Calcio Catania s.p.a. nei confronti della socia unica». «In via prudenziale - si legge ancora nella sentenza - per evitare grave pregiudizio ai creditori al fine di verificarne la concreta sostenibilità, l’esercizio provvisorio allo stato non può, pertanto, che essere disposto sino al 2/1/2022, cioè per il tempo strettamente necessario a che gli organi della procedura possano compiere ulteriori accertamenti e, tra l’altro, verificare ulteriormente l’attendibilità in concreto dei flussi sopra indicati e provvedano a riscuotere il superiore credito da Sigi s.p.a, da considerarsi una tra le condizioni imprescindibili a che possano successivamente vagliarsi eventuali proroghe del medesimo esercizio provvisorio». Più chiaro di così...

Ci si aggrappa così alla speranza di superare quest’ostacolo e mettere all’asta il più presto possibile il titolo sportivo che permetta di conservare un posto in Serie C. Al riguardo ci sarebbe più di un gruppo interessato ma dovrà ovviamente fornire le dovute garanzie e tra questi spicca un gruppo di Milano con basi ben solide. Fra l’altro i potenziali acquirenti non erediterebbero i debiti societari (che sono stati quantificati nella sentenza dichiarativa di fallimento in euro 53.928.007,00), ma soltanto i debiti sportivi, comunque di una certa consistenza dal momento che ammontano ad euro 2.948.792,00. Insomma il Catania potrebbe restare a galla ripartendo con una nuova società e oltre al logo storico  ci sarebbe pure la possibilità di recuperare il numero di matricola, ma quello che è di basilare importanza in questo momento di grande delusione, amarezza e sofferenza per chi da quando è nato ha amato il Catania, è giungere presto all’asta di vendita. 

Si vergognino i tanti - il riferimento alla classe imprenditoriale è chiaro - hanno dato un simile dispiacere agli impareggiabili sostenitori rossazzurri “giocando” sul futuro del glorioso club rossazzurro ed è una sconfitta umiliante per una città intera. 

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