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I fischi all'inno e le medaglie sfilate: c'era una volta il fair play inglese

. Dopo aver perso la partita e la possibilità di diventare campioni di Europa gli inglesi hanno smarrito anche il loro aplomb.

Di Redazione

C'era una volta il fair play made in England. Proprio quello che nell’indimenticabile serata della finalissima degli Europei a Wembley è venuto a mancare mettendo da parte il senso del rispetto tra vincitori e vinti insito nello sport. Nessuno poteva aspettarselo, eppure nel tempio del calcio, là dove tutto era cominciato sotto forma di sport da gentiluomini e tutto poteva ritornare sotto forma di un trofeo, è stata macchiata la fama di un popolo. Dopo aver perso la partita e la possibilità di diventare campioni di Europa gli inglesi hanno smarrito anche il loro aplomb.

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«E' comprensibile, avevano perso il titolo in casa», la ripartenza all’insegna del rispetto di Roberto Mancini, uomo di sport. Ma gli inventori del fair play che non rendono onore al vincitore e oltre le lacrime non trattengono neanche la loro rabbia fanno effetto. Non solo hanno fischiato - con i tifosi, come peraltro previsto e minacciato via social - l’inno italiano a pochi minuti dal fischio di inizio della finalissima con gli azzurri di Roberto Mancini, ma nel momento della sconfitta non hanno reso l’onore dovuto e meritato ai vincitori. Al termine di un match combattuto e perso non solo ai rigori ma anche ai "punti", quasi tutti i giocatori della Nazionale dei Tre Leoni si sono sfilati la medaglia d’argento per il secondo posto appena consegnata e messa al collo dal presidente dell’Uefa Alexander Ceferin. Un comportamento che non è passato inosservato, con reazioni sui sociali.

Ben più pesanti i comportamenti di alcune frange dei tifosi: prima verso gli italiani, poi verso i giocatori inglesi, tra sfottò e ritorsioni verbali. Prima del match sono circolate sul web le immagini di alcuni supporter inglesi che calpestavano la bandiera tricolore italiana. Prima del fischio d’inizio, nonostante gli appelli di Southgate e la multa già comminata dalla Uefa alla Federazione inglese dopo il match contro la Danimarca, sono arrivati puntuali i fischi all’inno di Mameli da parte dei quasi 60.000 presenti allo stadio, che per altro potrebbero aver avuto l’effetto di caricare ulteriormente gli azzurri, come aveva lasciato intendere lo stesso ct nella conferenza stampa della vigilia.

Quegli stessi tifosi, poi, hanno deciso di abbandonare immediatamente l’impianto dopo il rigore fallito da Saka e parato da Donnarumma, senza attendere la premiazione e senza rendere omaggio ai vincitori. Poi gli insulti razzisti via social ai tre giocatori che hanno sbagliato dal dischetto, stigmatizzati da Boris Johnson e dal ct Southgate. A chiusura di un day after da dimenticare. 
 

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