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Il fioretto donne vince il bronzo, ma è un sorriso a metà

Le azzurre travolgono le americane nella finale per il terzo posto, ma resta il rimpianto per un oro che forse era alla portata

Di Redazione

C'era una volta il "dream team" azzurro del fioretto femminile. Oggi si trova suo malgrado a festeggiare per un bronzo, un’eventualità che fino a un’Olimpiade fa non veniva neanche presa in considerazione. Dopo il successo nella finalina sugli Stati Uniti (45-23), a giudicare dagli occhi lucidi delle ragazze (Errigo, Volpi, Batini, Cipressa) il sentimento nuevo è un misto tra delusione e orgoglio. 
 

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«Da noi si aspettano sempre l’oro, ormai ci abbiamo fatto il callo. Ma non è un bronzo scontato», rivendica stizzita a fine gara Martina Batini, tra le quattro protagoniste della marcia lenta del fioretto azzurro nella giornata di oggi a Tokyo 2020. E dire che in mattinata l’illusione c'era stata, dopo la delusione di Alice Volpi finita quarta nell’individuale (mai dal 1988 l’Italia non piazzava almeno una atleta sul podio), sembrava la giornata buona per restituire dignità aurea alla scherma azzurra e acchetare anche i mal di pancia del presidente del Coni Giovanni Malagò, che ha già promesso "approfondimenti" non appena possibile. All’ora di pranzo la doccia fredda con la Francia, dopo che le transalpine erano andate sotto con il massimo scarto (-11), poi il crollo, inaspettato, o forse a questo punto sì. Psicologico, sicuramente: «I ragazzi sono stati molto bravi a tirarci su il morale e darci la carica», rivela per esempio la stessa Alice Volpi, fidanzata di Daniele Garozzo, e qualche giorno fa uscita distrutta per una sconfitta simile in semifinale individuale con la Deriglazova e poi contro l’altra russa Korobeynikova rimanendo a bocca asciutta e con una "medaglia di cartone".

«La più grande sfida di oggi? Accettare di non essere andate in finale», ammette ancora la fiorettista di punta, delegata quasi esclusiva a parlare e dunque leader a tutti gli effetti del gruppo. Una comitiva che sembra affiatata, forse troppo. 
In passato, la forza del fioretto femminile era stata anche la grande competitività tra personalità individuali. Come non ricordare per esempio gli attriti e le ripicche tra la Errigo e la Di Francisca? Quel fioretto spesso in pedana in piena «tregua armata», nelle ultime quattro edizioni olimpiche (ad Atene e Rio era escluso dal programma), ha portato il dream team a ben 4 ori, con l’unico bronzo che era arrivato a Pechino ma fu compensato dall’oro di Valentina Vezzali e il terzo posto di Margherita Ganbassi nell’individuale.

Che il ciclo sia da rifondare? Arianna Errigo, che a Londra 2012 vinse l’oro a squadre, oltre che quello individuale, rimanda tutto a dopo l'Olimpiade: «Il mio futuro? Lo scopriremo solo vivendo - ironizza - Può succedere di tutto. La spada? Anche, perché no». 

 Di lei resta l’immagine dei suoi occhi sbarrati e increduli sull'ultimo punto della Francia: «Sì, lì mi sono resa conto che avevamo perso e non lo meritavamo». Erica Cipressa, figlia dell’allenatore, subentrata alla grande oggi con un bel 5-1 nel suo assalto, ipotizza errori arbitrali ("Qualche decisione contro di noi c'è stata, certo non ci ha avvantaggiate"), quindi rivela che «a settembre quando ripartirà la stagione vedremo». Lei è l’ultima arrivata ma tende subito a scansare voci su presunte raccomandazioni: «Ci sono preconcetti, cioè che lui mi possa avvantaggiare. E non lo ha mai fatto, anzi». Sul caso ci fu addirittura un’interrogazione parlamentare di Emanuele Dessì del M5S. Chissà se qualcuno ora chiederà conto del bilancio dolceamaro del fioretto azzurro. 
 

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