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La dolorosa fine del Catania Calcio, il "day after" tra amarezza e la ricerca dei responsabili

Si tirano le somme di una giornata, quella di ieri, pesante per la città calcistica che fino all'ultimo aveva sperato nella salvezza della società rossazzurra

Di Giovanni Tomasello

II comunicato stampa a firma del presidente del Tribunale viene diffuso all’ora di pranzo di un sabato soleggiato che tutto d’un tratto diventa cupo. Guardiamo il cielo vedendo addensarsi le nuvole, telefonano piangendo gli amichetti con i quali accompagnati naturalmente dai nostri papà, andavamo allo stadio dove siamo cresciuti, diventati adulti fino ad avere i capelli bianchi. Catania calcistica dopo quasi 76 anni si ritrova più povera che mai, estromessa dal campionato di Serie C dopo un lungo calvario che già venerdì a tarda sera poteva definirsi concluso con un dolore immenso, ma il cuore fino all’ultimo si è scontrato con la ragione rifiutando di accettare l’evidenza.

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Adesso che è tutto finito si continuerà magari a litigare per individuare i veri colpevoli - tanti nel corso degli anni - dell’ennesima sconfitta che attenzione non è solo calcistica, ma coinvolge pure le istituzioni e quanti avrebbero potuto salvare il Catania mostrando un minimo di attaccamento alla propria città con azioni responsabili e quella lungimiranza che questa città ha perduto da anni. Invece si è sbagliato tutto e si è giocato, perfino speculato sul futuro del Catania. Ci sono tanti responsabili della fine “annunciata” di un club che sparisce a quattro partite dalla fine della stagione regolare e a costo di apparire impopolari ci chiediamo pure che senso avrebbe avuto giocare le ultime gare?

 

 

Il Tribunale dopo aver fatto di tutto per salvare il titolo sportivo non poteva più prolungare l’esercizio provvisorio, le leggi parlano chiaro e vanno rispettate e si sapeva che la pur lodevole iniziativa di alcuni imprenditori e di una professionista - l’ing. Stefania Baudo - che restando nell’ombra ha dato nel limite delle sue possibilità in questi ultimi anni uno schiaffo morale a tanti facoltosi catanesi - di mettere assieme la cifra necessaria per finire il campionato, non poteva essere accettata dal Tribunale, ma ci si è voluti illudere. Resta di fronte a questo Catania che sparisce dalla scena nella maniera più umiliante e diremmo agghiacciante, un solo rimpianto e cioè l’aver fatto scappare il gruppo americano guidato dall’avv.  Joe Tacopina che sta ora tentando di riportare in alto la Spal e che qui qualcuno ha voluto far credere che fosse uno speculatore senza scrupoli, un truffatore. Invece il manager con metà sangue siciliano, è tutto il contrario.

 

 

Parlare adesso di futuro “con il morto in casa” è prematuro anche se già ieri pomeriggio dopo la diffusione del comunicato stampa, sono cominciati i primi movimenti per far rinascere il calcio a Catania partendo magari dalla Serie D - attenzione non è ancora una certezza - ma sia ben chiaro che contrariamente al passato, questa volta non possiamo accusare gli alti vertici del calcio di aver decretato la fine del Catania ridotto povero da chi nella propria città pur di apparire ne ha causato la fine inevitabile.

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