Notizie locali
Pubblicità

Sport

Luigi Busà, il karateka d'oro di Tokyo che ha incantato il mondo

La dedica alla madre e a papà Nello che ha "inventato" la disciplina in paese. Ora la grande festa per il ritorno

Di Manuel Bisceglie

Un po’ se lo aspettavano perché senza nascondersi troppo Luigi Busà arrivava tra i favoriti a questa Olimpiade. Perché nella sua specialità, il karateca di Avola è stato sempre considerato come il Cristiano Ronaldo del calcio, specie in Spagna dove è molto popolare. Tanto da vincere tutto tranne una Olimpiade ma solo per il fatto che questa disciplina non era mai stata introdotta nelle manifestazioni dei Cinque cerchi. A Tokyo sì e il primo pensiero di papà Nello Busà dopo l’oro conquistato da Luigi nel kumite -75 kg è stato proprio per i nipponici: «Grazie a loro che hanno voluto questa disciplina alle Olimpiadi. E grazie a tutti perché questa è la giornata più bella sportivamente parlando. Siamo sommersi di auguri, non riusciamo nemmeno a parlare per l’emozione».

Pubblicità

 

 

Anche perché papà Nello e mamma Paola sanno più di tutti, insieme con la sorella e anch’ella karateca Lorena, quanti sacrifici abbia fatto Luigi da quando ha iniziato a fare questo sport: «Era cicciottello e non aveva voglia di fare sacrifici - ha spesso detto papà Nello - poi è scattata la molla una sera a cena e da allora non si è fermato più».

Il padre è pure tecnico della Nazionale azzurra e gestisce ad Avola il Centro Arti Marziali Busà, scuola dalla quale è venuto fuori Luigi e qualche altro buon talento in questi anni. Nessuno però poteva immaginare una escalation simile fino a qualche anno fa, tranne poi verificare che Luigi Busà fosse diventato il più forte di tutti: «Ha vinto tutto, adesso ha chiuso veramente il cerchio - ancora la famiglia - tra due mesi ci saranno di nuovo i mondiali ma non so se Luigi se la sentirà di andare avanti. Sarà una scelta sua come tutte le altre».

Poi altri ringraziamenti di rito, al Gruppo sportivo dei Carabinieri e alla Fijilkam, prima che l’abitazione di contrada Palma fosse presa d’assedio da amici, tifosi e simpatizzanti ma anche da rappresentanti istituzionali come l’assessore Luciano Bellomo. E anche dal Comune è arrivata la nota di congratulazioni per quello che è diventato a tutti gli effetti un concittadino illustre sulle orme dei vari Paolo Tiralongo e Giampaolo Caruso nel ciclismo, o di Salvo Caruso nel tennis. Prevista anche una grande festa al suo rientro (si prevede tra qualche giorno ma non c’è certezza ancora su questo). 
Intanto c’è spazio solo alla commozione, come quando lo stesso Luigi poco dopo la cerimonia di premiazione con l’oro al collo, sollecitato da un cronista italiano presente a Tokyo gli chiede se il karate fosse nato in Giappone o a questo punto in Sicilia: «Il karate è nato ad Avola - risponde Luigi - e lo ha fatto nascere mio padre Sebastiano. Questa medaglia è per lui».

 

 

Grandissima emozione, come quella manifestata, sull’onda di questo messaggio, anche dal sindaco Luca Cannata: «Il Karate e nato ad Avola. Grandissimo, orgoglio avolese. Questo trionfo a Tokio regala all'Italia un'altra medaglia d'oro e racchiude anche i valori dello sport e della famiglia. 
Questo successo olimpico di Luigi Busà è la dimostrazione che il sacrificio paga ed i risultati arrivano. Grande uomo, un grande atleta, il più forte del mondo. Adesso lo aspettiamo ad Avola per festeggiarlo con tutta la città».

Sarà grande festa per il “Gorilla” così definito dal proprio team azzurro ma anche da tanti amici che hanno poi coniato questo soprannome riproponendolo sui social nelle ultime ore, letteralmente impazziti da un risultato che, come detto, per quanto atteso, è stato sensazionale per le difficoltà e gli imprevisti che questo sport ma non solo racchiude. Tanto che la finalissima con l’amico di sempre, l’azero Rafael Ağayev con il quale spesso Busà si è confrontato in altre competizioni. «Papà, mamma, ce l’ho fatta», l’urlo del karateca sul tatami non appena arrivato il verdetto, al termine di una finale tirata e risolta di un punto dopo una cavalcata che aveva avuto qualche intoppo solo nei primi match prima di andare via spediti come un treno. Un po’ come la favola di Luigi Busà che come un treno è sempre andato avanti nella propria carriera e che adesso potrebbe anche riflettere - come ha lasciato intendere papà Nello - perché il cerchio si è chiuso e non è detto che si possa andare avanti. 

Pubblicità
COPYRIGHT LASICILIA.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA