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Mihajlovic: «Io, Mou e quella lite per "colpa" del Catania e di Lo Monaco de Tibet»

Il tecnico del Bologna ha rivelato un retroscena relativo a quel famoso Catania Inter del 2010, quando i rossazzurri batterono lo squadrone del Triplete

Di Leonardo Zermo

L’appetito vien mangiando e in casa Bologna, dopo la vittoria di La Spezia inizia a crescere la sensazione che l’ambizione stia lievitando. Rossoblù a pari punti con Lazio, Juventus e Fiorentina e la gara di domani con la Roma e quella di domenica con la Fiorentina assumono i contorni degli scontri diretti per l’Europa: «Possiamo migliorare sotto tanti aspetti e quella di domani è una partita importante: dovessimo vincere andremmo a un punto dalla Roma. Rispettiamo ogni avversario, ma senza paura, è così che vogliamo affrontare la sfida di domani», spiega Mihajlovic nella conferenza stampa di presentazione. 

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 Bologna-Roma significa anche faccia a faccia tra Mihajlovic e Mourinho: «Lui è un grande allenatore e una grande persona. Siamo amici, ogni tanto ci sentiamo. Mi ha scritto quando sono diventato nonno dicendomi che non vede l’ora che succeda anche a lui e gli ho risposto che c'è sempre tempo: sono molto contento di vederlo domani. Mi è quasi sempre stato simpatico, solo all’inizio abbiamo bisticciato». Complice un Catania-Inter e un botta e risposta con il dirigente Pietro Lo Monaco che ha fatto storia ("Conosco monaco di Tibet" fu la battuta sarcastica di Mou), anche se ormai è acqua passata: «Mi ricordo che col Catania contro l’Inter del triplete vincemmo noi. Poi quando arrivò a Roma lui disse qualcosa contro di me e io risposi che non potevo parlare con uno che non aveva mai giocato a calcio ad alti livelli. Alla fine però ci siamo chiariti, siamo rimasti amici. Mou mi è sempre stato vicino, anche nel momento della malattia e questo non lo dimentico. Veniamo da due paesi in cui la furbizia e la lealtà la fanno da padrone nei caratteri della gente, quindi qualcosa in comune c'è». 

 C'è qualcosa in comune anche tra Sinisa e Arnautovic e il tecnico si aspetta sempre di più dal suo numero nove a partire da domani sera: «Siamo due serbi e tra serbi siamo molto legati. Poi tifiamo Stella Rossa. Con lo Spezia non volevo tirasse lui la punizione, ma alla fine siamo stati fortunati perché abbiamo preso il rigore e lui ha segnato, ma sulla punizione avevo ragione: il tiro era una ciofeca». Battute a parte, Arnautovic è una delle chiavi di volta di questo Bologna: «Marko è un leader, i ragazzi si sentono forti con lui in campo. E’ anche agevolato perché parla quattro o cinque lingue. Da lui mi aspetto sempre di più». 

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