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Paralimpiadi, Bebe Vio oltre la leggenda: è ancora oro nel fioretto

Di Redazione

Bebe Vio entra nella storia. A Tokyo la portabandiera azzurra ha conquistato il suo secondo oro paralimpico nel fioretto individuale. Dopo aver rischiato ad aprile l’amputazione del braccio sinistro, e anche la vita, a causa di un’infezione, come ha confessato dopo il trionfo, per tornare a vincere le sono bastati due mesi di preparazione.

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Di fronte aveva, come nel 2016 a Rio, la cinese Jingjing Zhou: stavolta le ha concesso appena due stoccate in più, dominando la finale e chiudendola per 15-9. Alla fine si è lasciata andare, tra gioia e commozione: l’abbraccio al suo staff, poi la corsa verso la tribuna per dare il via ai festeggiamenti. Quindi sul podio, dove ha "rotto" il protocollo con il pugno, tipico saluto "anti-Covid", al presidente del Cip, Luca Pancalli, che l’ha premiata («Mi è stato vicino durante tutto il periodo dell’infortunio»). 

Con la sua salgono a cinque le medaglie d’oro conquistate al momento ai Giochi di Tokyo dagli azzurri. In totale sono 18 (7 argenti e 6 bronzi), che portano l’Italia al 10/o posto del medagliere. Nella quarta giornata di Giochi, infatti, ne sono arrivate altre quattro: due dal nuoto e altrettante dal triathlon. 
Dopo l’oro di giovedì nei 100 rana, il 23enne veronese Stefano Raimondi ha conquistato il bronzo nei 100 stile libero categoria S10 (menomazioni fisiche). «Sapevo di poter lottare per il podio ma allo stesso tempo temevo di poter arrivare di nuovo quarto», ha detto ai microfoni di Rai Sport. Nel gruppo paralimpico dopo un incidente stradale che gli ha provocato una disabilità alla gamba sinistra, è a Tokyo con la sua compagna, di vita e di squadra, Giulia Terzi. E’ stata però un’altra azzurra, veronese come Raimondi, ad assicurare la seconda medaglia del giorno nella vasca dell’Aquatics centre di Tokyo: Xenia Francesca Palazzo, 23 anni, ha conquistato l’argento nei 200 individuali misti categoria Sm8 (menomazioni fisiche). 

Nel triathlon il primo podio è arrivato con Veronica Yoko Plebani, bronzo nella Pts2 (atleti con arti imputati o affetti da gravi limitazioni) femminile. La 25enne di Palazzolo sull'Oglio (Brescia) ha fatto registrare il tempo complessivo di 1:15.55, meglio di lei solo le statunitensi Allysa Seely (1:14.03) e Halley Danz (1:14.58). La medaglia è arrivata «al termine - ha sottolineato - di una preparazione lunga, complicata, con tanti stop dovuti un pò alla mia condizione e un pò alla situazione mondiale. Sono felice di aver superato atlete che non ero mai riuscita a battere». Quindi è stata la volta dell’argento della 36nne di Reggio Calabria Anna Barbaro e della sua guida, la valdostana 34enne Charlotte Bonin. Nella Ptvi (atleti affetti da disabilità visiva) femminile, le azzurre hanno chiuso in 1:11.11, dietro alle spagnole Susana Rodriguez e Sara Loher (1:07.15). «L'argento - ha raccontato Barbaro - lo abbiamo costruito soprattutto nella frazione di corsa. Le altre atlete non hanno resistito al caldo e hanno cominciato a cedere. Charlotte è stata brava a dirmi di gestire la corsa, anche perché le spagnole erano molto avanti». 

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