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Sonny Colbrelli, una maschera di fango vince la Parigi Roubaix

L'azzurro ha trionfa nella superclassica del Nord. L'ultimo italiano a riuscirsi era stato Andrea Tafi nel 1999 

Di Redazione

L’inno di Mameli risuona alla Parigi-Roubaix. L’anno d’oro dello sport italiano non si è fermato nemmeno davanti al fango e al pavè dell’Inferno del Nord che in questo 2021 ormai indimenticabile diventa terra di conquista per un azzurro, Sonny Colbrelli, dopo un attesa di ben 22 anni. Ad alzare le braccia al cielo nel velodromo di Roubaix, al termine di 257 chilometri e oltre sei ore durissime su un tracciato che le piogge autunnali hanno reso ancora più insidioso del solito, è stato il 31enne bresciano che ha coronato a sua volta una stagione trionfale dopo la conquista del titolo italiano ed europeo. 
 Ma l’Italia è stata protagonista anche con Gianni Moscon, il trentino protagonista di una lunga fuga solitaria che solo la sfortuna - una foratura seguita da una caduta su tratti di pavè scivolosi come non mai - è riuscita a bloccare. A raggiungerlo sono stati lo stesso Colbrelli, il pericoloso olandese Mathieu van der Poel e il belga Florian Vermeersch, con l’italiano bravo a prendere il testimone della vittoria andando a imporsi in volata, con le ultime forze disponibili, nel velodromo. Mentre Moscon finiva il suo giro per chiudere al quarto posto, Colbrelli è rimasto a terra nell’erba, con le lacrime che gli rigavano il fango secco che gli nascondeva il volto. «E' una leggenda, uno dei miei sogni che si realizza - le sue prime parole -. Per la volata ho seguito Van der Poel, a 200 metri è partito Veermersch, a 25 metri sono saltato fuori per la vittoria. Ero al limite ma ce l’ho fatta. È il mio anno, sono davvero felice». 
 Nella sua lunga carriera, con una trentina di vittorie all’attivo, Colbrelli è riuscito finalmente a vincere una classica 'monumentò, in una edizione, la n.118, svoltasi per la prima volta in autunno a causa del Covid che ne aveva impedito lo svolgimento nel 2020. Nel 2019 aveva vinto il belga Philippe Gilbert, poco brillante oggi e a succedergli è il bresciano che ha firmato così la 12/ vittoria italiana, la prima nel 21/o secolo visto che Andrea Tafi si era imposto nell’ormai lontano 1999. Una rinascita colorata d’azzurro, che ha scacciato la pioggia, le nubi e il fango dominanti per quasi tutti i 257 chilometri del percorso, con i 55 coperti di pavè che hanno messo a dura prova tutti, mietendo cadute anche tra le moto al seguito. 
 In uno dei tratti più dissestati ha perso la sua occasione Moscon, che stava conducendo con oltre 1'20» di vantaggio sugli inseguitori, tra i quali van der Poel era il più agguerrito, ma seguito come un’ombra da Colbrelli che è rimasto sempre nelle posizioni di testa, forse sentendo di poter cogliere la sia occasione. Il trentino ha perso quasi tutto il margine faticosamente guadagnato a causa prima di una foratura e poi di una caduta, che hanno anche minato la sua sicurezza. L’olandese, con Colbrelli e Veermersch l’hanno raggiunto e passato a una ventina di km dal traguardo, ma Moscon è riuscito a tenere duro e - mentre Colbrelli tagliava il traguardo - a difendere il quarto posto, tenendosi dietro anche uno dei favoriti della vigilia, il belga Wout van Aert, che ha chiuso al settimo posto. Colbrelli era ancora a terra, piangendo lacrime di fatica e di gioia. 

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