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Ronaldo e la Juve, dalla Champions mancata alla panchina di Udine: una storia che finisce male

Di Redazione

Forse non si erano giurati amore eterno, ma di sicuro fino a pochi giorni fa era difficile ipotizzare un finale così burrascoso del matrimonio tra Cristiano Ronaldo e la Juventus, con l’ultima partita - sabato a Udine - vissuta in panchina per un’ora. Contratto rotto con un anno di anticipo, 'fugà da Torino alla vigilia della seconda di campionato. 

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Celebrato come il colpo del secolo, un affare da 400 milioni di costi complessivi, tra la cifra pagata al Real, l’ingaggio di CR7 e i contributi di solidarietà a Nacionall, Sporting Lisbona e Manchester,, il sodalizio non ha maturato i frutti sperati. Soprattutto non ha portato la Champions che la Juventus insegue dalla notte di Roma del '96. Quel trofeo che Ronaldo ha alzato al cielo l’ultima volta nel 2018, pochi mesi prima di firmare per il club di Andrea Agnelli. 
 

Il clamoroso affare si era concretizzato il 10 luglio, con un blitz del presidente nel resort greco dove il fuoriclasse portoghese stava trascorrendo le vacanze. «Una scelta di vita definitiva e ben ponderata», aveva azzardato Jorge Mendes, procuratore di Ronaldo. E il 15 luglio 2018, proprio mentre si stava giocando la finale dei Mondiali tra Francia e Croazia, Ronaldo era sbarcato all’aeroporto di Torino Caselle dal suo jet privato. Il giorno dopo la conferenza stampa con 200 giornalisti da tutto il mondo nella sala 'Gianni e Umberto Agnellì, la più prestigiosa dell’Allianz Stadium. «"La Juventus è stata una scelta facile, porterò fortuna per la Champions», aveva promesso il 5 volte Pallone d’oro. 

 Ci era arrivato, alla Juve, a 33 anni e 5 mesi, ma nessun dubbio sulla sua longevità sportiva, firmando un contratto quadriennale. «Ho 23 anni», aveva scherzato con il traduttore. 
 

E se in campionato, la Juventus schiacciasassi ha continuato a dominare, come faceva prima dell’arrivo di CR7, proprio dalla Champions sono arrivati i primi dolori. Con l’eliminazione già ai quarti contro l’Ajax. Alla fine di partita di ritorno Ronaldo era stato sorpreso in un gesto interpretato come un’accusa ad Allegri di non avere avuto coraggio. L’ano dopo, con Sarri due sostituzioni da digerire, prima con il Lokomotiv Mosca in Champions poi, al 10' del secondo tempo, con il Milan in campionato. Quella sera Ronaldo aveva lasciato lo Stadium prima del tempo. Nei giorni seguenti la crisi era rientrata: Sarri aveva spiegato di avere apprezzato lo spirito di sacrificio del portoghese, in campo dolorante, e lo stesso Ronaldo si era poi prodigato a precisare: «Sapete tutti che non amo essere sostituito e nelle ultime tre settimane ho avuto un rendimento limitato, ma ho voluto aiutare la Juventus pur non essendo in perfette condizioni fisiche». Anche nell’infausto anno del Covid, la Champions era sfuggita per mano non di una big, ma del Lione. Peggio ancora la primavera scorsa, con la Juventus eliminata dal Porto, e Ronaldo tra i peggiori in campo. Poi il ritorno di Allegri ha forse dato il colpo definitivo, con la voglia di Ronaldo di tentare altre avventure, e di restare titolare - cosa che Allegri non gli ha garantito - all’alba dei 37 anni.
 

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