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Tokyo, bronzo per l'Italia nel tiro con l'arco donne: è il giorno di Lucilla Boari

L'atlea di Rivalta sul Mincio smuove il medagliere azzurro ora a quota 20 (21 con la Testa)

Di Redazione

Un bronzo per entrare nella storia. A Tokyo, in chiave italiana, è il giorno di Lucilla Boari, 24enne di Rivalta sul Mincio e degli Arcieri Gonzaga, prima donna italiana a conquistare una medaglia olimpica nel tiro con l'arco. Lo fa al ritmo del tormentone estivo "Mille" di Fedez e Orietta Berti, che va forte anche in Giappone e qui viene "pompato" dal dj nelle fasi morte della gara ("sono contenta che l'abbiano messa, perché Fedez è uno degli artisti che mi piace") e proprio nell’anno in cui la federazione compie 60 anni. Per questo si commuove non solo lei ma anche il presidente federale (e dell’ente europeo di questo sport) Mario Scarzella. «E' una cosa storica - dice emozionato -, il bronzo di Lucilla dimostra che con la determinazione e la serietà si possono raggiungere i risultati più difficili». Anche oggi, in una giornata per il resto di magra assoluta, è una donna a smuovere il medagliere azzurro ora a quota 20 (21 con la Testa) e ancora una volta in una prima assoluta. Lei, la diretta interessata, ci sperava fin dalla notte scorsa, «e infatti - rivela dopo la gara - la notte scorsa non ho dormito pensando a quanto desideravo finire sul podio». La mancanza di riposo non le ha impedito oggi di rendere al meglio in gara, non tanto in semifinale contro la russa Elena Osipova, a sua volta costretta in finale ad inchinarsi alla classe della fuoriclasse sudcoreana An San, quanto nella finale per il bronzo contro la fortissima statunitense Mackenzie Brown, battuta con una prestazione superlativa. 

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 Era dal 2004, con l’oro di Marco Galiazzo ad Atene, che il tiro con l’arco italiano non saliva sul podio dei Giochi in una gara individuale, ci è riuscita lei, la prima donna alla quale ieri era dispiaciuto di aver dovuto battere, e in rimonta, la compagna Chiara Rebagliati nei sedicesimi di finale, ma poi ha dovuto farsene una ragione e ha capito di poter arrivare fino al podio, sogno realizzato al quale stenta ancora a credere. "Svegliatemi, perché questo è un sogno e non ci credo ancora - dice -. Magari lo realizzerò dopo, ora sono troppo felice pensando che non potevo chiedere di meglio dopo che nel sambodromo di Rio la medaglia a squadre era sfumata per poco». Furono brutti giorni, sgradevoli perché finì nei titoli delle "ciocciottelle a un passo dal podio». Chissà cosa le diranno adesso, intanto la dedica è «per le donne del nostro movimento questa medaglia conta tantissimo, perché apre un percorso, sebbene se faticoso». La soddisfazione maggiore non è solo questo bronzo, ma anche «perché è come un oro: negli ultimi scontri il livelli si è alzato sempre più e anche il mio è schizzato alle stelle e questo mi rende felice». 
 

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