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Tra paura e orgoglio, il mondo scopre i Giochi “sottovuoto”

Si apre l'edizione più controversa e discutibile di sempre.E sebbene sarà senza pubblico, la sfida al virus appare evidente

Di Piercarlo Presutti

Per definizione piazza di incontro del mondo, l’Olimpiade senza pubblico e con distanziamento sociale al villaggio atleti è un paradosso. Da quasi tre millenni, poi, i Giochi interrompono le guerre: quelli di Tokyo 2020, spostati al 2021 per la pandemia da Covid, ne hanno fatta divampare una tra l’80 per cento dei giapponesi e il loro governo, e un’altra nell’opinione pubblica mondiale sul senso di questa avventura. 

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Bastano questi due elementi a chiarire che la trentaduesima edizione dei Giochi, al via domani con una cerimonia di apertura rarefatta ma impreziosita dalla parola decisiva di un imperatore, Naruhito, è la più controversa e discutibile di sempre. «E' stato tutt'altro che facile andare avanti», ha voluto chiarire oggi. 

Unanimemente considerato a lungo la metafora meglio riuscita di una società ideale (pari opportunità senza distinzione di razze, sesso e censo, con i migliori che emergono) il mondo di Olimpia stavolta è sotto tiro, fino a porre in molti osservatori, soprattutto in Gran Bretagna e negli Usa, problemi etici: «raccontare i Giochi come se non ci fossero la miriade di morti da covid e i rischi di una recrudescenza - si chiedono - o fare obiezione di coscienza?" 

E però sull'altra faccia della medaglia delle critiche di chi chiede legittimamente di fermare il cluster potenziale in Giappone, e in qualche caso lo paragona con enfasi obiettivamente eccessiva a una sorta di atomica del virus, è inciso il volto di ragazze e ragazzi che magari sul podio non andranno ma vogliono riconosciuto il loro diritto a competere. La loro giustificata ambizione di dare un significato ai sacrifici fatti da anni per partecipare alle Olimpiadi.

 

 

Persino nell’opulento mondo dello sport iperprofessionistico, per ogni vip che rinuncia (quelli del tennis, quelli del golf) ce n'è uno che annette un senso particolare alle gare olimpiche e si presenta a rischiare faccia e ingaggi futuri ai Giochi. Sono loro, gli 11 mila atleti, a dare un significato a quello che succederà in Giappone da domani all’8 agosto: per restare nel campo dei numeri, quel dato, 11 mila protagonisti altrettante storie, vale molto di più dei miliardi di contratti televisivi e di sponsorizzazione (con annesse penali) che intrecciano comitato olimpico, organizzatori e governo giapponese.

Tra loro, in un gioco di opposti che è l’essenza dell’olimpismo, ci sono il Dream Tream di basket Usa e la squadra dei rifugiati. Ci saranno sicuramente un personaggio con prestazioni da record e un epigono di Eric Moussambani, il nuotatore della Guinea che impiegò una vita per fare i 100 stile libero a Sydney, ed alla fine del suo sforzo lo dovettero aiutare con un respiratore automatico ma ora incredibilmente insegna nuoto e ha giovato alla diffusione dello sport delle piscine nel mondo molto di più delle medaglie di Phelps. Ci sarà la più forte spedizione femminile di sempre, a dimostrazione del fatto che lo sport non ha bisogno di quote rosa anzi anticipa abbondantemente i tempi. Ci sarà soprattutto la voglia di vedere la luce in mezzo al tunnel e non il buio che la circonda. 

E’ tutto questo a rendere aperto e non scontato il dibattito sull'opportunità dell’evidente sfida al virus. Certo, senza pubblico sarà un’edizione sottovuoto spinto: ma i numeri dei contagi a Tokyo e i timori legati alla variante Delta hanno fatto optare per la chiusura definitiva. Dall’accensione della fiaccola fino alle cerimonie di apertura e chiusura, dunque, queste Olimpiadi vivranno una modalità nuova.

 

 

I primi Giochi in "bolle" ostentano comunque numeri in grande stile: oltre 200 paesi, 306 gare in programma per 42 discipline, con alcune new entry: surf, arrampicata, karate e skate, novità volute dal Cio per fidelizzare il pubblico più giovane.

La grande assente sarà la Russia, bandita dal comitato olimpico internazionale causa doping: a Tokyo ci sarà solo un gruppo di atleti, che sfileranno però senza la bandiera di Mosca e sul podio andranno senza inno. Gli Stati Uniti avranno il solito contingente da sbarco in forze (613 gli iscritti), anche la Cina si presenta con 431 unità.

Il tema della parità di genere è un altro tasto su cui si è battuto tanto e infatti alla cerimonia del giuramento uomini e donne saranno rappresentati in egual misura: l’Inghilterra si è portata avanti inviando a Tokyo per la prima volta un team (367 atleti) in cui le donne, 201, superano in numero gli uomini. Anche la Nuova Zelanda registra un primato, schierando Laurel Hubbard, pesista e prima transgender a partecipare a una rassegna a cinque cerchi. 

Tante le stelle attese nei 15 giorni di gare: l’atletica priva del totem Usain Bolt cerca i suoi eredi nella velocità in Noah Lyles e nel giovanissimo (17 anni) Erriyon Knighton. Riflettori anche sull'azzurro Marcel Jacobs che, abbassando il record italiano a 9"95, ha già arginato la concorrenza interna. La maratona - spostata a Sapporo per evitare i rischi delle alte temperature e dell’umidità di Tokyo - avrà in Eliud Kipchoge l'uomo da battere. In piscina, dopo i fasti di Michael Phelps, sarà l’americana Katie Ledecky (già cinque ori olimpici vinti) a provare ad emulare proprio il gigante di Baltimora. Nel tennis invece pesano le assenze di Rafa Nadal e Roger Federer, e nel suo piccolo anche l’Italia contribuisce alle defezioni eccellenti con quella di Matteo Berrettini, fresco finalista di Wimbledon.

 

 

A proposito degli azzurri: la spedizione, almeno nei numeri, è già da record: a Tokyo saranno infatti 384 gli italiani in gara (197 uomini e 187 donne) con Lombardia e Lazio regioni maggiormente rappresentate, in 36 delle 42 discipline in programma. A parte le individualità con i campioni del nuoto da Gregorio Paltrinieri a Simona Quadarella, passando per Federica Pellegrini alla quinta e ultima partecipazione olimpica, e quelli della scherma (ci sarà Aldo Montano, anche per lui Olimpiade numero 5), l’Italia Team a Tokyo confida molto pure sugli sport di squadra. Dopo 17 anni torna sul parquet olimpico il basket che ha strappato il pass battendo a sorpresa in trasferta la corazzata serba. In gara pure le ragazze del 3 contro 3, altra novità del programma. E poi la pallavolo, sia donne che uomini, con rinnovate speranze di medaglia, la pallanuoto (assenti le ragazze del Setterosa) e il softball con le azzurre fresche del titolo europeo. Vuota la casella del calcio, un’assenza che stride con il trionfo a Euro 2020 della Nazionale di Mancini. Doppio portabandiera con Jessica Rossi e Elia Viviani. 

Tokyo comunque è pronta: ha aspettato, sofferto, temuto ma a meno di un colpo di scena clamoroso è arrivata alla meta. Il Villaggio olimpico pulsa vita, emozioni e sogni. La circolazione e i contatti tra gli atleti sono ridotti al minimo: ma ci sono, e se non altro in gara ci si sfida, che è sempre un momento di incontro. Diversamente olimpici, insomma, ma saranno comunque Giochi: al momento, ancora la metafora meglio riuscita di una società ideale. (ANSA). 
 

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