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Covid: inchiesta mascherine Roma, pm ‘1.280 contatti telefonici tra Benotti e Arcuri'

Di Redazione

Roma, 17 feb. (Adnkronos) - Sono stati 1.280 i contatti telefonici tra il giornalista in aspettativa Mario Benotti e il commissario straordinario per l'emergenza Coronavirus Domenico Arcuri, tra gennaio e il 6 maggio 2020. E' quanto emerge dall'inchiesta della Procura di Roma sulle maxi commesse delle mascherine comprate dalla Cina quando il nostro Paese è stato investito dalla prima ondata di pandemia da coronavirus. Contatti “giornalieri (tra telefonate e sms) - si legge nel decreto – nei mesi di febbraio, marzo e aprile: a conferma di un'azione di mediazione iniziata ben prima del 10 marzo 2020. Dal 7 maggio, invece, nessun contatto; circostanza confermata dal servizio di intercettazione telefonica avviato il 30 settembre 2020, che non ha captato alcuna comunicazione tra le due utenze; ciò benché tanto la cordata Benotti/Tommasi, quanto il Solis Sorge abbiano insistentemente ricercato il rapporto con Arcuri, avendo intenzione di proporgli nuovi affari (dai tamponi rapidi, ai guanti chirurgici, a nuove forniture di mascherine)”.

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“E' significativa la conversazione del 20 ottobre 2020 alle ore 8,15 – si legge nel decreto – che, sul tema, Benotti tiene con Daniela Guarnieri, cui confida la sua frustrazione per essersi Arcuri sottratto all'interlocuzione, e il timore che ciò potesse ritenersi sintomatico di una notizia riservata su qualcosa che ‘ci sta per arrivare addosso'”.

“Il primo contratto di fornitura è stato stipulato il 25 marzo, quando la struttura commissariale ancora non esisteva, almeno ufficialmente; ed è sottoscritto dal fornitore cinese il 26 marzo” scrivono i pm capitolini che sottolineano “alcuni evidenti difetti di conseguenzialità cronologica”. I magistrati evidenziano “l'informalità con la quale si è proceduto rispetto ad accordi che devono essere intercorsi tra le parti in gioco, prima del 10 marzo e dunque ben prima del lockdown nazionale, dichiarato il 9 marzo. In quel momento nessuna norma consentiva ancora deroghe al codice dei contratti, poiché tale liberatoria sarebbe stata prevista soltanto con il decreto Cura Italia. Allo stesso tempo – si legge - evidentemente, vi era già un concerto sui passi legislativi e amministrative da compiere e i ‘facilitatori' stavano tessendo le relazioni che avrebbero loro consentito i suddetti lauto guadagni”.

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