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Covid: Codogno un anno dopo - anestesista paziente 1, 'rivivo ancora ogni momento'

Di Redazione

Milano, 19 feb. (Adnkronos Salute) - L'anno scorso, dopo mesi faccia a faccia con Covid-19, si era detta: "Il 20 febbraio 2021 vado una settimana ai Caraibi". Invece sarà in Lombardia Annalisa Malara, 38 anni, l'anestesista che il 20 febbraio 2020, vedendo un suo coetaneo con "polmonite devastante" non rispondere alle cure e "peggiorare inesorabilmente" a una velocità insolita, ha deciso di forzare il protocollo e disporre il tampone rivelatore: positivo a Sars-CoV-2. Sarà qui a ricordare come tutto è cominciato in un ospedale di provincia, a Codogno, prima zona rossa d'Italia.

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Il virus che sembrava così lontano, che aveva paralizzato una provincia della Cina industrializzata grande quanto il Belpaese, era già dentro le case degli italiani. Il coetaneo Mattia diventa il 'paziente 1' in suolo tricolore. "E' passato un anno e per diversi aspetti mi sembra secoli fa, per altri mi sembra ieri - racconta all'Adnkronos Salute - Se ripenso a quella giornata mi sembra di averla così chiara in mente. Poi rivivo quello che ho passato, qualcosa di fantascientifico e terribile che rimarrà nella storia, e il tempo si dilata: è tutto così cambiato, abbiamo dovuto rinunciare a così tante cose, a libertà individuali, è pesato tanto. Mi manca andare a fare qualche giorno via, le cene con gli amici, i parenti. La libertà di muoversi e di stare in compagnia, di andare al mare, in montagna. Sogno le Dolomiti", sorride.

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