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Covid: Codogno un anno dopo - la zona rossa azzera rapine e furti

Di Redazione

Milano, 19 feb. (Adnkronos) - Lo sforzo di 500 uomini. E' un lavoro di squadra quello che ha consentito di presidiare Codogno, diventata la città simbolo della prima ondata di coronavirus e di creare la prima zona rossa in Italia. Il 23 febbraio - pochi giorni dopo la scoperta della positività al Covid del paziente 1 - scatta la disposizione dei blocchi stradali.

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Nel comune in provincia di Lodi, diventata la Wuhan italiana, tutti la chiamano la "vera zona rossa". Un anno dopo resta un unicum possibile con il contributo di circa 500 divise - polizia di Stato, carabinieri, Guardia di finanza ed esercito - che hanno vigilato, 24 ore su 24, sui 35 check point dislocati nei punti strategici per far rispettare il provvedimento di Palazzo Chigi che disponeva il divieto di allontanamento, a eccezione di chi era impegnato nei servizi essenziali e di pubblica utilità. Iniziava quel lockdown rispettoso - poche le sanzioni inflitte - che il resto del Paese conoscerà solo più avanti e che ha trasformato a lungo Codogno in una città fantasma.

Il contenimento del contagio ha segnato anche il crollo dei reati. Secondo i dati delle forze dell'ordine, tra il 2019 e il 2020 si è registrato un calo, in particolare nel periodo della zona rossa. Nell'area della Bassa il calo annuale dei reati si è attestato al 30%, i furti hanno registrato una flessione del 43% su base annua, azzerate le rapine che hanno segnato quasi l'80% in meno.

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