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Mistero risolto

Luci nei cieli di Sicilia: non c’entrano gli Ufo, erano i gas del razzo di Musk

La spiegazione dello scienziato del Cnr

Di Leonardo De Cosmo |

Hanno incuriosito molti, tanto da fare io giro del web, le enigmatiche luci comparse nella serata del 23 giugno nel cielo di molte regioni dell’Italia meridionale, intorno alle 21:10. Non sono mancate ipotesi fantasiose, ma la più fondata al momento è che a generare il fenomeno sia stato il secondo stadio del razzo Falcon 9 di SpaceX. Il grande alone azzurrognolo in cielo erano i gas espulsi dai motori, ben visibile al pari del raggruppamento di satelliti Starlink per le connessioni internet, un fenomeno che avviene ad ogni lancio dei razzi Falcon 9, ma raramente visibile. Con il lancio del 23 giugno SpaceX ha raggiunto la cifra record di 1.000 Starlink lanciati nei primi 6 mesi del 2024.

«Premettendo che è difficile avere certezza di quanto avvenuto perché i lanci effettuati da SpaceX sono corredati da informazioni pubbliche incomplete, quasi al pari dei lanci effettuati dall’ex Unione Sovietica o dalla Cina, analizzando i filmati e mettendo a confronto i tempi è abbastanza certo si tratti di un secondo stadio di Falcon 9», ha detto all’ANSA, Luciano Anselmo, dell’Istituto di Scienza e Tecnologie dell’Informazione del Consiglio Nazionale delle Ricerche ed esperto in dinamica spaziale. Tipicamente i lanci di Starlink effettuati con i razzi Falcon 9 prevedono, pochi minuti dopo la partenza, la separazione del primo stadio – che torna a Terra a poca distanza dal sito di lancio – mentre il viaggio dei satelliti prosegue con la spinta assicurata dai motori del secondo stadio.

«Nel giro di una o due orbite, un tempo congruo con l’avvistamento sui cieli italiani, la carovana di satelliti viene rilasciata e il secondo stadio esegue delle manovre che consentiranno poi il suo rientro, con la distruzione nell’atmosfera», ha aggiunto Anselmo. Nei filmati si vedrebbe esattamente questa fase: un grande alone azzurrognolo dovuto ai gas espulsi dai motori, un punto molto luminoso alle sue spalle, il secondo stadio, e poco distante una striscia di luce, ossia i satelliti allineati ma non ancora distanziati tra loro. «Il movimento nel cielo – ha precisato – rende plausibile pensare che si trovino all’incirca a una quota di circa 300 chilometri, già nello spazio, ma non ancora nelle orbite finali».

Non si tratterebbe dunque del booster del razzo, come riportato da alcuni siti, in quanto il booster esegue la manovra di rientro pochi minuti dopo il lancio e a una quota significativamente più bassa. «In determinate condizioni di luce e visibilità i gas combusti possono produrre effetti davvero molto spettacolari, se ne sono visti numerosi casi anche molto più eclatanti», ha aggiunto Anselmo. «C’è sicuramente da segnalare – ha aggiunto – che ogni accensione dei motori a queste quote altera transitoriamente gli strati più alti dell’atmosfera dove c’è una bassissima densità di molecole. I gas scaricati o prodotti in atmosfera a ogni lancio possono creare perturbazioni che vengono riassorbite, ma anche effetti nel lungo periodo di cui non conosciamo ancora bene le conseguenze. E soprattutto gli studi che abbiamo risalgono a periodi dove il numero di lanci era molto più basso».

Proprio il numero di lanci sempre maggiore è uno degli aspetti su cui si è più concentrata SpaceX in questi anni per la messa in orbita di Starlink, la grande costellazione per servizi internet disponibile in tutto il pianeta, che in pochi anni ha superato quota 6.000 unità.COPYRIGHT LASICILIA.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA

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