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Accesa in un reattore una piccola stella, la fusione nucleare ora è più vicina: cos'è e a cosa ci servirà

Di Enrica Battifoglia

Si è accesa una piccola stella e mai come adesso la fusione nucleare è una prospettiva concreta e realizzabile. Ad avvicinare l’energia pulita del futuro, che imita quanto avviene nel cuore delle stelle, è stato l'esperimento condotto nel reattore sperimentale europeo Jet (Joint European Torus), che ha generato una quantità di energia pari a 59 megajoule per cinque secondi, l’equivalente di 11 megawatt. Può sembrare poco, ma è tantissimo, considerando che finora la produzione di energia da fusione nucleare è durata appena poche frazioni di secondo. 

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«Se riusciamo a mantenere la fusione per cinque secondi, potremo farlo per cinque minuti e poi per cinque ore», ha detto entusiasta Tony Donné, responsabile del programma europeo sulla fusione nucleare Eurofusion, del quale fa parte anche il reattore Jet. E’ un risultato che entusiasma anche la ricerca italiana sulla fusione nucleare, che partecipa attivamente al programma Eurofusion e a Jet con Enea, Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr) e Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn). Che l’Italia sia in prima fila in questa corsa all’energia pulita del domani lo rilevano anche il presidente dell’Enea, Gilberto Dialuce, e la presidente del Cnr, Maria Chiara Carrozza, Jet è anche la prima tappa della strada che porta al grande reattore sperimentale Iter, in costruzione nella Francia meridionale, a Cadarache, e frutto di una grande collaborazione internazionale. Dovrebbe essere completato entro il 2034 ed è destinato ad aprire la via alle macchine che daranno le risposte sulla fattibilità, ossia sulla possibilità di avere energia elettrica dalla fusione nucleare per il 2050. 

«Proprio mentre aumenta a livello globale la richiesta di affrontare efficacemente gli effetti del cambiamento climatico attraverso la decarbonizzazione della produzione di energia, questo successo - rileva l’Enea - rappresenta un grande passo avanti sulla strada verso la fusione quale fonte sicura, efficiente e a basso impatto ambientale per combattere la crisi energetica globale». 

La fusione è un processo diverso dalla fissione nucleare. La prima riproduce il processo che avviene nel cuore del Sole e delle altre stelle, nel quale i nuclei di due elementi leggeri si uniscono formando un nuovo nucleo, rilasciando energia. La fissione produce invece energia provocando la scissione degli atomi e in questo processo genera sostanze di scarto radioattive; uno dei principali obiettivi, in questo caso, è garantire il massimo di sicurezza delle centrali. Si tratta quindi di due strade molto diverse e con tempi di sviluppo altrettanto differenziati. 

I tempi della fusione nucleare sono ancora lunghi, ma secondo i ricercatori l’esperimento di Jet contribuirà a ridurre le distanze. L’energia appena ottenuta è il doppio di quella ottenuta 25 anni fa. Da allora la macchina è stata modificata in modo da renderla più simile a Iter ed è per questo che l'esperimento può essere considerato una sorta di prova generale di quanto potrà accadere con Iter. Fra il 2009 e il 2011, per esempio, il vecchio rivestimento in carbonio della 'ciambellà nella quale deve scorrete il plasma è stato sostituito con lo stesso materiale che sarà utilizzato in Iter, ossia una miscela di berillio e tungsteno molto resistente alle altissime temperature che vengono raggiunte dal plasma. Per questo «è un risultato molto importante in vista dell’entrata in funzione di Iter», ha detto una delle ricercatrici italiane direttamente impegnate in questo settore, Paola Batistoni, responsabile della sezione Sviluppo e promozione della fusione dell’Enea. 

Di una «clamorosa conferma» ha parlato infine il direttore generale del progetto Iter, Bernard Bigot. I risultati di Jet, ha detto, sono per Iter «un forte elemento di fiducia nel fatto che siamo sulla strada giusta nel percorso verso la dimostrazione della piena potenza di fusione».


 

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