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Trapani

L'acqua della diga Delia in mare, l'allarme dei viticoltori: «Siamo a rischio rovina»

 L’invaso di Castelvetrano necessita di lavori di messa in sicurezza

Di Redazione

Caldo torrido e ora l'acqua della diga Delia di Castelvetrano viene riversata a mare perché l’invaso necessita di lavori di messa in sicurezza. E gli agricoltori della Val di Mazara sono seriamente preoccupati. A lanciare l’allarme sono i presidenti delle cantine Colomba Bianca (Dino Taschetta), Paolini (Gaspare Baiata), Europa (Nicola Vinci), Petrosino (Vincenzo Ampola) e Birgi (Giuseppe Monteleone), che nei giorni scorsi si sono riuniti per fare il punto su una criticità che rischia di trasformarsi in crisi irreversibile per tantissimi produttori. 

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«Ormai da diverse settimane - denunciano coralmente i presidenti - le paratoie della diga sono aperte, provocando la fuoriuscita di rilevanti metri cubi di acqua che vengono riversati 24 ore su 24 in mare. Se questa situazione non verrà fronteggiata al più presto, la diga disporrà di un quantitativo di acqua di 3 milioni di metri cubi, a fronte di una capacità massima di 18 milioni, limitando l’irrigazione estiva di emergenza nei vigneti». I presidenti accusano una gestione delle acque regionali fortemente critica: «molteplici dighe ancora sono non collaudate, altrettante incompiute, mancanza le connessioni tra le province per il travaso dei volumi, reti di distribuzione che perdono come colabrodo e c'è scarsa sicurezza che causa continui furti d’acqua». 

La diga Delia - a regime - potrebbe servire circa 6.000 ettari di vigneti, che hanno un fabbisogno idrico annuo che si attesta attorno a 6 milioni di metri cubi e che non può essere sostenuto con le sole piogge. «Provando a fare una stima economica, la produzione del nostro territorio servito dalla diga Trinità, è di circa 600mila quintali di uva che, moltiplicata per una media di 40 euro a quintale, corrisponde a 24 milioni di euro. Perdere anche solo il 20% vuol dire buttare al vento 4,8 mln, ovvero fare cadere in rovina centinaia di famiglie», dicono ancora i presidenti delle cantine. 
 

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