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Trapani

Marsala, stangata al clan mafioso: le condanne diventano definitive

Confermato le pene inflitte, il 18 giugno 2020, dalla terza sezione della Corte d’appello di Palermo a dieci presunti mafiosi marsalesi coinvolti nell’operazione dei carabinieri «Visir»

Di Redazione

La quinta sezione della Cassazione ha confermato, rendendole definitive, le condanne inflitte, il 18 giugno 2020, dalla terza sezione della Corte d’appello di Palermo a dieci presunti mafiosi marsalesi coinvolti nell’operazione dei carabinieri «Visir». Tra le condanne, è stata ridotta da 23 a 20 anni di carcere, la pena inflitta a Vito Vincenzo Rallo, pastore di 62 anni, ritenuto il boss della famiglia mafiosa di Marsala. In secondo grado, la pena più dura venne inflitta proprio al boss, che aveva alle spalle già tre condanne definitive per mafia, che ammontavano ad una quindicina di anni di reclusione. La Corte d'Appello aveva poi riconfermato la pena a 23 anni di carcere, in continuazione con un’altra condanna divenuta definitiva nel 2013.

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In appello, sempre in continuazione con un’altra condanna, fu confermata a 16 anni la pena per Ignazio Lombardo, detto "il capitano", 51 anni, nipote del defunto Antonino Bonafede, padre dell’ergastolano ed ex reggente della «famiglia» di Marsala, Natale Bonafede. Il Gup aveva poi condannato Lombardo a 12 anni.

Il 29enne Aleandro Rallo, nipote del boss, in appello la condanna era stata ridotta a 8 anni, mentre per Michele Lombardo, di 60 anni, imprenditore edile, riduzione da 12 a 8 anni. Ridotta di 8 mesi anche la condanna per Vincenzo d'Aguanno, 62 anni, uno dei due «colonnelli» della cosca.

Per il 56enne Nicolò Sfraga, considerato il «braccio destro» di Vito Vincenzo Rallo, 11 anni e mezzo. Dieci anni, invece, per Giuseppe Giovanni Gentile, di 48 anni, mentre al 40 enne Calogero D’Antoni la pena fu aumentata da 9 anni a 13 anni e 4 mesi. Per altri due imputati la Corte d’appello confermò le pene del primo grado: 12 anni Simone Licari, di 63 anni, con precedenti per fatti di droga, e 5 anni e 4 mesi per Massimo Salvatore Giglio, di 46. Quest’ultimo processato per concorso in associazione mafiosa e favoreggiamento.

I reati contestati, a vario titolo, ai 14 arrestati del maggio 2017 sono stati associazione mafiosa, estorsione, detenzione illegale di armi e altri reati aggravati dalle finalità mafiose. Le indagini di carabinieri e Dda, avviate nell’ambito delle ricerche del latitante Matteo Messina Denaro, hanno delineato i nuovi assetti e le gerarchie della «famiglia» di Marsala.

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