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Cei, classi per disabili? ‘Torniamo ad anni bui della storia’

Mons. Savino, 'no ai ghetti, l'inclusione è segno di civiltà'

Di Redazione |

ROMA, 27 APR – “Pur nel rispetto di ogni opinione e di ogni scelta politica qui è in gioco una visione culturale della vita. Queste affermazioni ci riportano ai periodi più bui della nostra storia. Mi permetto di dire, con Papa Francesco, che l’inclusione è segno di civiltà”. Così il vicepresidente della Conferenza episcopale italiana, mons. Francesco Savino, commenta con l’ANSA le affermazioni del generale Roberto Vannacci secondo il quale occorrerebbe organizzare classi di scuola apposite per i ragazzi disabili. Per il vescovo di Cassano all’Jonio “la differenza non è un problema ma una risorsa”. Per il vicepresidente della Cei, “le classi separate riproducono i ghetti. La separazione in classi diverse per i fratelli disabili significa che sono da emarginare o guardare con sospetto. E invece loro hanno tante abilità che noi non abbiamo”. Il vescovo di Cassano ricorda la Via Crucis di quest’anno che la sua diocesi ha voluto dedicare proprio ai disabili. “Loro sono stati i protagonisti ed io, ma forse non solo io, sono tornato a casa sentendo di avere vissuto una esperienza davvero bella. Quando c’è l’inclusione sanno dare il meglio di loro stessi. Ci danno lezioni di vita, di umanità, di bellezza”. “Per favore – conclude il vicepresidente dei vescovi italiani – siamo seri e siamo responsabili”.

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