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Covid: Oms, sistemi sanitari in ripresa dopo 3 anni di pandemia

'Sondaggio mostra primi segnali evidenti, ma serve investire in più resilienza per futuro'

Di Redazione |

Milano, 2 mag. (Adnkronos Salute) – “Dopo tre anni di pandemia di Covid-19, i sistemi sanitari dei Paesi hanno iniziato a mostrare i primi importanti segnali di ripresa”. E’ quanto emerge dai risultati del quarto round di una survey globale sulla continuità dei servizi sanitari essenziali (periodo novembre 2022-gennaio 2023), diffusa dall’Organizzazione mondiale della sanità. A inizio 2023, spiega l’agenzia Onu per la salute in una nota, “i Paesi hanno riferito di aver sperimentato una riduzione delle interruzioni nell’erogazione dei servizi sanitari di routine”, anche se allo stesso tempo “hanno evidenziato la necessità di investire nella ripresa e in una maggiore resilienza per il futuro”. Tra i 139 Paesi che hanno risposto alla survey, vengono segnalate interruzioni, in media, in quasi un quarto dei servizi. In 84 Paesi in cui è possibile l’analisi dei trend, però, la percentuale di servizi interrotti è diminuita in media dal 56% registrato nel luglio-settembre 2020 al 23% nel novembre 2022-gennaio 2023. Le interruzioni persistenti sono dovute a fattori legati sia alla domanda che all’offerta, compresi bassi livelli di richiesta di assistenza sanitaria nelle comunità, nonché disponibilità limitata di operatori sanitari e altre risorse come cliniche aperte o scorte disponibili di medicinali e prodotti. “È una buona notizia che i sistemi sanitari nella maggior parte dei Paesi stiano iniziando a ripristinare i servizi sanitari essenziali per milioni di persone che li hanno persi durante la pandemia”, ha affermato Rudi Eggers, direttore Oms per i servizi sanitari integrati. “Ma dobbiamo garantire che tutti i Paesi continuino a colmare questo divario e applicare le lezioni apprese per costruire sistemi sanitari più preparati per il futuro”. Nel dettaglio, in questa nuova survey un minor numero di Paesi ha riferito di aver intenzionalmente ridotto l’accesso a tutte le piattaforme di erogazione dei servizi e alle funzioni essenziali di sanità pubblica rispetto al 2020-2021. Per l’Oms, quanto emerge evidenzia un passo avanti importante per tornare ai livelli pre-pandemia. A fine 2022, la maggior parte dei Paesi ha riportato segni parziali di ripresa dei servizi, compresi quelli per la salute sessuale, riproduttiva, materna, neonatale, infantile e adolescenziale; e ancora per i settori nutrizione; immunizzazione; malattie trasmissibili (tra cui malaria, Hiv, Tbc); malattie tropicali trascurate; malattie non trasmissibili; gestione dei disturbi mentali, neurologici e da uso di sostanze; assistenza agli anziani; cure tradizionali e/o complementari. Il numero di paesi che hanno segnalato un’interruzione del proprio sistema nazionale di approvvigionamento si è ridotto, scendendo da quasi la metà (29 Paesi su 59 che hanno risposto) a circa un quarto (18 su 66) nell’ultimo anno. Nonostante i segnali di ripresa, avverte però l’Oms, interruzioni del servizio persistono in Paesi di tutte le regioni e di tutti i livelli di reddito. I Paesi stanno anche affrontando un crescente arretrato, più frequentemente negli screening, nella diagnosi e nel trattamento delle malattie non trasmissibili. Il recupero dei servizi sanitari essenziali è “fondamentale”, avverte l’Oms, perché le interruzioni in prevenzione, diagnosi, trattamento, riabilitazione e cure palliative “possono avere effetti negativi sulla salute a livello di popolazione e individuale persino maggiori rispetto alla pandemia stessa, specialmente tra i vulnerabili”. Gran parte dei Paesi, si spiega nella relazione, ha compiuto progressi sull’integrazione dei servizi Covid all’interno di servizi sanitari di routine. Per esempio circa l’80-90% dei Paesi ha integrato completamente la vaccinazione Covid e servizi diagnostici e di gestione dei casi, nonché quelli per il post-Covid. Tuttavia, la maggior parte dei Paesi (80% degli 83 rispondenti) ha segnalato almeno un collo di bottiglia per l’aumento dell’accessibilità a strumenti essenziali (per esempio mancanza di fondi). Altro elemento positivo: sono state istituzionalizzate alcune strategie innovative applicate in pandemia per mitigare l’interruzione dei servizi, per esempio la telemedicina, la promozione dell’assistenza domiciliare o interventi di auto-cura, innovazioni nella consegna di medicinali e forniture, eccetera. Tre quarti dei Paesi hanno riferito di stanziamenti di fondi aggiuntivi per la ripresa del sistema più a lungo termine, la resilienza e la preparazione. Ed è stata infine espressa la necessità di un sostegno dell’Oms per affrontare le sfide rimanenti nel contesto di Covid e oltre, più frequentemente legate al rafforzamento della forza lavoro sanitaria, allo sviluppo delle capacità di monitoraggio dei servizi sanitari, e alla progettazione delle cure primarie.

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