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Ribellione animale, ‘mettere fine allo sfruttamento nei circhi’

Azione di sensibilizzazione a Torino: "Liberare gli animali"

Di Redazione |

TORINO, 22 APR – Quattro attiviste del movimento antispecista Ribellione animale hanno presidiato ieri l’ingresso del circo della Pellerina a Torino “per sensibilizzare le persone in coda sul tema dello sfruttamento animale che si cela nei circhi con animali: che l’Asl approvi o meno le condizioni in cui sono tenuti, resta inaccettabile che alcune vite animali vengano messe al servizio di una continua spettacolarizzazione per il divertimento di qualcuno che comunque rappresenta una minoranza in questo Paese. I risultati del sondaggio Bva-Doxa condotto nel settembre 2023 rileva infatti che il 76% degli italiani è contro l’uso di animali nei circhi”. Lo riporta il movimento in una nota. L’azione, come viene spiegato, “s’inserisce all’interno della campagna Kimba – Ruggiti di Libertà, cominciata il 1 febbraio con un’azione di disobbedienza in piazza del Popolo, nel cuore della capitale. La campagna di disobbedienza civile nasce e s’ispira alla ribellione di Kimba, il leone scappato dal circo che lo teneva prigioniero lo scorso 11 novembre a Ladispoli”. Come movimento di Resistenza civile nonviolenta, Ribellione animale “chiede al governo italiano di porre fine allo sfruttamento degli animali nei circhi su tutto il territorio nazionale”. Ribellione Animale “chiede inoltre che tutti gli animali attualmente costretti a esibirsi nei circhi italiani vengano liberati e reinseriti nel loro habitat naturale ove possibile, oppure che vengano trasferiti in santuari per animali esotici, con spazi conformi alla loro etologia e in grado di provvedere ai loro bisogni”. “I circhi italiani – conclude il movimento – ogni anno ricevono pieno sostegno dal ministero della Cultura, che finanzia le loro attività attraverso il Fondo nazionale per lo spettacolo dal vivo. Il ministro Gennaro Sangiuliano il 23 maggio 2023 ha staccato un assegno da 8,6 milioni di euro a favore delle attività circensi, incluse quelle che sfruttano animali non umani”.

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