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Strage Erba: confessioni, scienza e testimone, tutto sulle tre prove della discordia/Adnkronos

Di Redazione |

Milano, 16 apr. Testimone oculare, prova scientifica e confessioni, in questo ordine cronologico esatto. Contro Olindo Romano e Rosa Bazzi, condannati in via definitiva all’ergastolo per la strage di Erba, c’è tutto quello che la pubblica accusa vorrebbe avere tra le mani per vincere un processo. Eppure, a sorpresa, il sostituto procuratore della corte d’appello di Milano, a quasi 17 anni di distanza dai fatti accetta la ‘sfida’ dei difensori e prova a ‘sgretolare’ quanto tutti i giudici – in ciascuno dei tre gradi di giudizio – non hanno mai messo in dubbio. Lo fa attraverso nuove prove, affidandosi ai progressi scientifici e tecnologici che racchiusi in tre grandi perizie, provano a restituire un’altra verità e a trasformare i colpevoli in possibili vittime di un errore giudiziario. Innocenti la cui condanna è frutto di “falsità”.

Il pg di Milano Cuno Trasfusser firma il primo, difficile, tentativo di richiesta di revisione su quanto accaduto la sera dell’11 dicembre 2006 quando in soli 22 minuti, a partire dalle ore 20, con armi mai trovate – si scriverà di spranga e coltello poi gettati in un cassonetto – vengono uccisi con ferocia Raffaella Castagna, il figlio Youssef Marzouk di soli 2 anni, la nonna del piccolo Paola Galli e una vicina di casa Valeria Cherubini, accorsa dopo le fiamme divampate in via Diaz. Si salverà, solo per caso il marito Mario Frigerio, gravemente ferito alla carotide e unico testimone oculare della strage legata a dissidi di vicinato.

Da subito l’attenzione degli investigatori si focalizza sui coniugi, sentiti come testimoni il 12 e il 20 dicembre, quindi fermati l’8 gennaio 2007. Contro di loro – subito intercettati – c’è la macchia di sangue trovata il 26 dicembre sull’auto di Olindo, quindi il riconoscimento (2 gennaio) da parte di Frigerio – ricoverato all’ospedale Sant’Anna di Como – di Olindo come del suo aggressore. Non convince l’alibi della coppia: lo scontrino di un McDonald’s del centro. “Siamo stati noi”, diranno il 10 gennaio 2007, assumendosi la responsabilità della mattanza. Caso chiuso a leggere le sentenze che a quelle tre prove dedicano decine di pagine – ben 70 per le confessioni, 23 per il riconoscimento e 21 per la macchia di sangue – e che il sostituto procuratore prova a smontare – bisognerà passare il vaglio di Brescia – nella richiesta di revisione lunga 58 pagine.COPYRIGHT LASICILIA.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA

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