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Tutti pazzi per i borghi (con pochi spiccioli) più Belli d’Italia

A Sambuca di Sicilia, l'assemblea nazionale tra problemi e prospettive di sviluppo

Di Santina Giannone |

Il 2023 potrebbe essere l’anno del sorpasso per i Borghi più Belli d’Italia. Dopo la perdita di oltre il 52% delle presenze totali nel 2020, il recupero è quasi completo: nel 2022 mancano ancora l’8,2% di presenze per riagganciare i record pre-pandemia; il 2023 sembra essere iniziato secondo i migliori auspici e potrebbe segnare la svolta. I numeri, però, sono accompagnati da una riflessione più ampia: i borghi non possono più essere considerati solo interlocutori turistici; per un reale sviluppo è necessario che diventino interlocutori nella programmazione regionale e di Governo.

L’assemblea nazionale

Questa la richiesta lanciata a gran voce durante l’assemblea nazionale dei Borghi più Belli d’Italia (che si è svolta da venerdì e si chiude oggi a Sambuca di Sicilia, in provincia di Agrigento – da Fiorello Primi, presidente nazionale. Un momento di riflessione a cui hanno partecipato circa 250 rappresentanti dei borghi tra sindaci e delegati provenienti da tutta Italia.

Dalla relazione del presidente nazionale dell’associazione “Borghi più belli d’Italia”, emerge la difficoltà di dotare i borghi di strumenti operativi e risorse adeguate. Primi richiama la legge Realacci del 6 ottobre 2017, n. 158 “Misure per il sostegno e la valorizzazione dei piccoli comuni nonché disposizioni per la riqualificazione e il recupero dei centri storici dei medesimi comuni” e la cita come «un passo in avanti verso il riconoscimento del valore che hanno i piccoli comuni e le comunità che li abitano nel conservare il grande patrimonio di arte, cultura, tradizioni, paesaggio che caratterizzano il nostro paese. Sono questi di fatto gli elementi fondanti dell’immagine dell’Italia nel mondo». Tuttavia le difficoltà sono ancora troppe: la legge non è mai stata adeguatamente finanziata. Sono stati stanziati 160 milioni di euro a valere per gli anni dal 2017 al 2023 per tutti i comuni sotto i 5000 abitanti. Spiccioli.«Ci siamo sempre battuti perché la questione borghi assumesse una valenza strategica per il governo nazionale – spiega Primi -, affinché si impegnasse con il nostro coinvolgimento nella redazione di un piano nazionale strategico a medio e lungo termine per i borghi: purtroppo non è successo come non è mai stato consolidato il comitato attraverso un formale riconoscimento di ruolo che non fosse solo quello consultivo».

Il calo demografico

Il rischio dietro l’angolo è che il calo demografico e lo spopolamento delle aree interne diano il colpo letale ad alcuni borghi, come ricorda Pippo Simoni, vicepresidente nazionale e già sindaco di Montalbano Elicona, denunciando la perdita dei servizi essenziali di base e le condizioni della viabilità interna, che in Sicilia raggiunge uno stato di degrado in alcune parti del territorio. Eppure i borghi sono una delle mete più ambite, come confermano i numeri dell’Enit esposti dal componente del Cda Sandro Pappalardo: «Il viaggio fa rima con esperienza e l’esperienza è la ricchezza principale dei borghi. La pandemia ha cambiato la percezione del viaggio; oggi non sono solo le grandi città d’arte a essere meta turistica: borghi hanno un ruolo importante nell’offrire una proposta più sensibile alle richieste degli attuali viaggiatori: tempi più lenti, aree meno affollate, esperienze più autentiche ed esclusive».«Ciò che occorre – rilancia il presidente nazionale Primi- è riporre una maggiore attenzione alle problematiche dei piccoli e medi comuni che rimangono l’ossatura, la spina dorsale e il sistema linfatico della nostra società nazionale. Una maggiore attenzione verso la tutela e la salvaguardia dei territori e del patrimonio soggetti a pericolo sismico e al dissesto idrogeologico, passando, finalmente e con i fatti, dalle politiche dell’emergenza e dell’intervento post traumatico ad un programma pluridecennale di interventi di prevenzione adottando misure concrete per la messa in sicurezza e la tutela del patrimonio culturale e immateriale dei Comuni».

La vera sfida

La rete dei Borghi più Belli d’Italia rimane una corpo intermedio per il rilancio dei borghi, ma anche di interlocuzione politica. La partecipazione dell’Assessore regionale ai Beni Culturali e all’Identità Siciliana Francesco Scarpinato alla mattinata di lavori, ha suggellato l’impegno a farsi portavoce presso il governo nazionale e a incontrare i primi di maggio il coordinatore della rete siciliana, Michelangelo Giansiracusa, sindaco di Ferla. «La vera sfida è cancellare la bruttezza nella testa delle persone e nei loro modelli che la tradizione ci consegna- ha ribadito Leo Ciaccio, sindaco di Sambuca di Sicilia-. È una sfida che abbiamo colto con l’ingresso nell’associazione dei Borghi più Belli d’Italia e che poi ha avuto un riconoscimento con l’elezione a Borgo più bello nel contest del 2016. Ragionare in termine di rete significa avere maggiore efficacia nel chiedere ai cittadini di essere parte attiva del risanamento; lo abbiamo fatto in questi anni e il fatto che oggi Sambuca sia riconosciuta come borgo turistico ben oltre i confini siciliani, è per noi una sfida vinta».COPYRIGHT LASICILIA.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA


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