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Gaza, il ponte della vergogna: flop della logistica americana

Di Redazione |

Il ponte di Gaza è diventato il ponte della vergogna per gli americani. Non so se ricordate la vicenda di questo pontile che è stato allestito dall’esercito americano, con l’aiuto naturalmente della Marina degli Stati Uniti, per instradare soccorsi, aiuti umanitari, cibo, medicinali, acqua, gas alla popolazione civile di Gaza. Creando così una strada alternativa rispetto ai percorsi via terra largamente bloccati, ridotti, ristretti, ostacolati dall’offensiva dell’esercito israeliano.Quel ponte di Gaza doveva essere un segnale molto visibile e tangibile anche per l’opinione pubblica americana dell’impegno umanitario dell’amministrazione Biden, del fatto che questo governo democratico degli Stati Uniti non è indifferente alla sorte della popolazione civile a Gaza. Bene, quel ponte è stato più chiuso che aperto da quando esiste ed è continuamente perturbato o addirittura semidistrutto da tempeste marine, maltempo o altri problemi.E quella che un tempo era una fierezza degli Stati Uniti, un orgoglio e un fiore all’occhiello, cioè la superiorità delle forze armate americane nella logistica, nella parte del genio civile, dell’ingegneria, della guerra, dei trasporti, del fare arrivare ogni sorta di rifornimenti al fronte, questa volta è stata invece una pagina veramente indecorosa. Le ragioni sono tante, le scuse sono tante, ma rimane il fatto che il ponte di Gaza non è stato davvero all’altezza delle promesse.E nel frattempo, per l’amministrazione Biden si addensano altre preoccupazioni all’orizzonte. Sul fronte interno è finalmente stato approvato il pacchetto di nuove forniture militari a Israele, che includono dei cacciabombardieri F-15, ma questo apre nuovamente  una falla di consensi nei confronti di Biden alla sua sinistra, soprattutto nel mondo giovanile filo palestinese. Il fatto che l’America continui a fornire aiuti al governo Netanyahu sarà un problema che inseguirà Biden fino alle elezioni del 5 novembre.E l’altra grande nube all’orizzonte riguarda la possibile apertura di un terzo fronte di guerra in Libano contro gli Hezbollah, sempre filo iraniani. Dopo la guerra con Hamas a Gaza, dopo il conflitto nel Mar Rosso con gli Houthi che non accenna a placarsi, la possibilità di un terzo fronte creerebbe un ulteriore problema medio centrale a Biden.

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