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Le Meraviglie di Catania raccontate da Alberto Angela: l’Organo della Chiesa di San Nicolò l’Arena

Di Redazione |

Nella puntata di ieri sera di Meraviglie La Penisola dei tesori, la bellissima serie di Alberto Angela in onda su RaiUno, il divulgatore scientifico più amato della tv ha dedicato un’ampia parte alla città di Catania raccontando in particolare, come solo lui sa fare, il Monastero dei Benedettini «capolavoro del tardo barocco» e palazzo Biscari «massimo esempio dello splendore dell’aristocrazia cittadina». Ecco la parte della puntata dedicata a un tesoro custodito nella chiesa di San Nicolò l’Arena adiacente al monastero dei Benedettini, ovvero l’organo di Donato Del Piano dalle migliaia di canne d’argento capaci di riprodurre tutti i suoni degli strumenti a canna e a corda e persino il canto degli uccelli.

L’organo della chiesa dei Benedettini venne commissionato a Donato del Piano nel 1755 con un contratto cui seguì, nel 1763, un ulteriore accordo per il completamento e la realizzazione del prospetto ligneo per il quale operò il famoso intagliatore napoletano Gaetano Francese. L’opera monumentale, costituita da ben 2378 canne, fu completata nel 1767, dopo 12 anni di lavoro. Molti di più, 18, ce ne sono voluti per restauralo e restituirlo alla città nel settembre del 2005. I danni della guerra, l’incuria e i furti lo avevano profondamente danneggiato.

Donato Del Piano visse tra il 1704 ed il 1785. Nacque e si formò a Napoli, ma trascorse gran parte della sua vita in Sicilia dove prese gli ordini sacerdotali nel 1743. Arrivò nel 1725 a Siracusa e, a partire dalla metà del secolo, si trasferì a Catania dove intraprese varie attività filantropiche, compresa la gestione di un forno, a proprie spese, per sfamare i poveri degenti del vicino ospedale e del Reclusorio delle Vergini Donzelle. Donato Del Piano continuò a perfezionare ed ingrandire l’imponente organo realizzato per la chiesa di San Nicolò fino agli ultimi anni della propria vita e chiese, infine, ai Benedettini di poter essere seppellito, alla morte, sotto la sua creazione. L’opera costituiva un richiamo per tutti i grandi viaggiatori dell’epoca. Tra gli altri ne rimasero incantati Brydone, Goethe e Rezzonico.COPYRIGHT LASICILIA.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA