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Massimo Troisi, 25 anni fa l’addio: e sulla sua morte aveva pure scherzato con Verdone, Benigni, Arbore e Nichetti…

Di Redazione |

Attore, regista, sceneggiatore e cabarettista italiano, Massimo Troisi – nato a San Giorgio a Cremano il 19 febbraio 1953 e malato di cuore sin dall’infanzia – morì nel sonno a Roma per un fatale cardiaco conseguente a febbri reumatiche il 4 giugno 1994, esattamente 25 anni fa, all’età di 41 anni, nella casa della sorella Annamaria, al quartiere Infernetto.

Principale esponente della nuova comicità napoletana nata agli albori degli anni Settanta, soprannominato «il comico dei sentimenti» o il «Pulcinella senza maschera», è considerato uno dei maggiori interpreti nella storia del teatro e del cinema italiano.

Formatosi – si legge su Wikipedia – sulle tavole del palcoscenico, istintivo erede di Eduardo e di Totò, accostato anche a Buster Keaton e Woody Allen, cominciò la sua carriera col gruppo I Saraceni e poi con gli inossidabili amici de “La Smorfia” (Lello Arena ed Enzo Decaro). Il successo del trio fu inatteso e immediato e consentì al giovane Troisi di esordire al cinema con “Ricomincio da tre” (1981), il film che decretò il suo trionfo come attore e come regista. Dall’inizio degli anni Ottanta si dedicò esclusivamente al cinema interpretando dodici film e dirigendone quattro. Morì, come detto, il 4 giugno 1994: il giorno prima aveva terminato la sua ultima pellicola, “Il postino”, per il quale verrà, qualche tempo dopo, candidato ai premi Oscar come miglior attore e per la miglior sceneggiatura non originale.

Adoperò – si sottolinea ancora su Wikipedia – uno stile inconfondibile, che risaltava una capacità espressiva sia verbale sia mimica e gestuale con la quale riusciva a unire ruoli comici a quelli più riflessivi. Troisi indicò al cinema italiano una via per un’escursione rivitalizzante con in più uno sguardo molto attento alla società italiana ed alla Napoli successive al terremoto del 1980, alle nuove ideologie, al femminismo, all’autoironia crescente e all’affermazione della soggettività individualista. Con lui nacque la nuova tipologia napoletana di antieroe, la vittima dei tempi moderni, un personaggio che riflette tuttora i dubbi e le preoccupazioni delle nuove generazioni.

Trosi aveva anche realizzato, con la collaborazione di Anna Pavignano e Lello Arena, un mediometraggio intitolato “Morto Troisi, viva Troisi” con un finto reportage sulla sua morte, con tanto di funzione ed interviste biografiche. Nel video che vi proponiamo, uno spezzone del mediometraggio – pubblicato su YouTube da Kazzavu – andato in onda su Rai1COPYRIGHT LASICILIA.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA