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Lanciato il JWST, il telescopio che ci rivelerà i segreti dell'Universo

Di Redazione
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Il razzo Ariane 5 ha rilasciato con successo il James Webb Space Telescope nella sua orbita finale, che raggiungerà tra un mese. Lo ha annunciato il direttore delle operazioni di lancio presso il Guyana Space Center. «Buona separazione telescopio Webb, Go Webb», ha annunciato Jean-Luc Boyer dal centro di controllo di Kourou. Il razzo Ariane ha rilasciato dopo 27 minuti di volo il telescopio, che impiegherà circa un mese per raggiungere il suo punto di osservazione a 1,5 milioni di km dalla Terra. 

IL telescopio spaziale James Webb (Jwst) realizzato dall'Agenzia Spaziale Europea (Esa) e Agenzia Spaziale Canadese (Csa) è l'erede di Hubble realizzato da Nasa, e ha l’obiettivo di indagare le origini dell’universo. Dopo 25 anni di preparativi servirà a avere le prime inedite immagini dell’universo entro 200 giorni dal lancio. "Saranno il messaggio al mondo per dire che il James Webb Telescope è pronto a fare scienza», afferma Antonella Nota, responsabile scientifica del telescopio spaziale James Webb di Esa. Il calendario per il primo anno di attività del telescopio è già pianificato e prevede innanzitutto le osservazioni proposte da coloro che hanno realizzato gli strumenti scientifici di bordo ("sarà la loro ricompensa") e poi 15 programmi i cui dati verranno resi subito pubblici, per mostrare le capacità degli strumenti. Ci sarà poi spazio per le migliori proposte avanzate da gruppi di ricerca di tutto il mondo. Le aspettative sono altissime, perché il Jwst ha come obiettivo "quello di investigare le origini del cosmo: se Hubble si era spinto fino a 400 milioni di anni dopo il Big Bang, Jwst spingerà l’orizzonte fin quasi ai primi 100 milioni di anni», sottolinea l’esperta dell’Esa. Questo ci permetterà di vedere "la formazione delle prime galassie e la nascita delle prime stelle, oltre che delle stelle in generale». cAnche i pianeti saranno osservati speciali, soprattutto quelli esterni al Sistema solare, perché il nuovo telescopio permetterà di "studiarne l’atmosfera cercando la presenza di elementi chiave per la vita». Queste indagini verranno fatte nell’infrarosso attraverso immagini dirette ma anche attraverso osservazioni spettroscopiche, grazie a «quattro strumenti di bordo, di cui due forniti da Esa: lo spettrografo Nirspec, grande quanto un piano a mezza coda, e lo strumento per il medio infrarosso Miri, una sorta di coltellino svizzero capace di fare tutto», afferma Marco Sirianni, Responsabile per Esa dello sviluppo delle operazioni scientifiche del telescopio spaziale. Per vedere il telescopio all’opera bisognerà avere pazienza. Innanzitutto per via del problema tecnico che ha fatto slittare il lancio. Stefano Bianchi, Responsabile dei Programmi di Volo dell’Esa, spiega che l’anomalia riscontrata nella trasmissione dei dati potrebbe essere dovuta a una questione di cavi facilmente risolvibile. Jwst impiegherà circa un mese per arrivare in orbita attorno al Sole, a 1,5 milioni di chilometri dalla Terra. Nel cosiddetto «secondo punto di Lagrange» (L2) lungo l’asse Terra-Sole, dove la forza gravitazionale esercitata dai due corpi celesti si controbilancia perfettamente, il telescopio potrà restare indisturbato in una sorta di equilibrio cosmico. Qui impiegherà alcuni mesi per il collaudo e la messa in funzione degli strumenti, prima di regalare al mondo le prime immagini dell’universo mai visto. 

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