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l'intervento

Il prof. Francesco Pira: “Il 13enne che in diretta Telegram accoltella docente segnale di una crisi educativa e sociale profonda”

Il sociologo dell’Università di Messina: “Occorre ripensare profondamente il ruolo della scuola recuperando il senso della relazione autentica e dell’ascolto attivo, promuovendo spazi di mediazione emotiva"

19 Settembre 2026, 17:24

17:30

Un tredicenne ha aggredito la sua insegnante nella scuola media “Giovanni Verga” di Roma, tentando di trasmettere in diretta la violenza su Telegram. Un episodio che, secondo il professor Francesco Pira, associato di Sociologia dei processi culturali e comunicativi all’Università di Messina, fotografa un allarme educativo ormai evidente.

“L’episodio accaduto nella scuola media Giovanni Verga a Roma, dove un ragazzo di 13 anni ha aggredito la sua insegnante tentando di trasmettere in diretta la violenza via Telegram, rappresenta una sintesi grave di come si stia deteriorando il rispetto verso le figure educative e le relazioni interpersonali nelle nostre scuole”, afferma il docente.

Colpisce, in questo quadro, l’atteggiamento della professoressa che “ha già perdonato e vorrebbe abbracciare” l’alunno che l’ha ferita, incarnando, sottolinea Pira, un modello di autorevolezza fondato su umanità, pazienza e dedizione educativa. “Il fatto che un giovane abbia scelto la violenza e la ripresa in diretta per affermarsi e comunicare racconta una crisi significativa: la mancanza di rispetto per l’altro, la ricerca di attenzioni a ogni costo e la crescita di un contesto sociale in cui i ragazzi spesso si trovano soli, fragili e disorientati, spinti a esprimersi attraverso atti estremi e mediatizzati”.

In controtendenza, il gesto del compagno di classe di origini congolesi, ospite di una casa famiglia, che ha bloccato l’aggressore: un atto di coraggio e responsabilità da riconoscere e valorizzare, segnale che anche in contesti segnati da fragilità possono emergere risorse civiche e capitale umano preziosi per comunità inclusive e protettive.

La vicenda trova un inquietante contrappunto a Terzigno, dove un quattordicenne è stato sorpreso con un coltello nello zaino: un indizio ulteriore di come il porto di armi bianche tra i minori sia un fenomeno tutt’altro che episodico e chiami in causa l’intero ecosistema educativo e sociale. “Occorre ripensare profondamente il ruolo della scuola – conclude il professor Pira, autore di libri sul tema ed esperto di devianze giovanili sulla rete – recuperando il senso della relazione autentica e dell’ascolto attivo, promuovendo spazi di mediazione emotiva, e sviluppando una formazione alla cittadinanza digitale consapevole. È inoltre fondamentale coinvolgere le famiglie in questo percorso di crescita, attraverso iniziative come le ‘Scuole per Genitori’, che favoriscano il dialogo, la condivisione di strumenti educativi e una collaborazione responsabile tra scuola e famiglia. Solo così la scuola potrà tornare a essere un luogo di sicurezza e crescita, un laboratorio di valori umani dove la vita, il rispetto e la responsabilità siano al centro dell’esperienza quotidiana”.