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Architetti e fidanzati, due cuori e una tesi di laurea su Vulcania

Come convertire l'ex centro commerciale degradato. Il progetto ha interessato uno studio milanese

CATANIA - Sognare in grande il proprio futuro, pur essendo ancora costellato da diversi punti interrogativi: è l’ambizione condivisa di Adriana Di Mauro e Martin Pistorio, che hanno deciso di sfruttare la tesi di laurea in Architettura come trampolino di lancio nel mondo del lavoro. «Adesso siamo alla ricerca di qualcuno che creda nel nostro progetto». L’idea è quella di convertire il “fu” centro commerciale Vulcania, oggi luogo di bivacco per giovani e dimora per senzatetto, in un campus per universitari. È il nocciolo della tesi discussa lo scorso 30 giugno dalla coppia di giovani professionisti, nella speranza che possa essere sposata da tutti i proprietari che detengono la potestà sulle sorti del primo centro commerciale del Sud, oggi relitto in pieno centro cittadino.

Ma cosa ha spinto Adriana e Martin a concentrare le proprie forze sulla riqualificazione di un edificio tanto complesso quanto emblematico com’è quello di Vulcania? «Vulcania è un’occasione mancata per la città - dicono i due ragazzi - e ci stupiamo come nessuno ancora ci abbia investito». Così, zaino in spalla e borsa a tracolla, i giovani si sono recati per mesi ogni sera sul posto, progettando, costruendo… sognando uno spazio a misura di studente. Le immagini a corredo della loro tesi, però, raccontano di barboni che lì hanno casa, di vetro frantumato per specchio, di fili di ferro intrecciati a sbarre di metallo. Siamo dentro un inferno di cemento e intorno regna un equilibrio instabile.

È così che, a distanza di mesi dalla discussione di laurea, i ragazzi hanno deciso di raccontarci le loro ambizioni. Nella speranza che il loro messaggio faccia breccia nei cuori, e negli intenti, di chi di dovere.

Sebbene siate una coppia, è raro che si decida di condividere la propria tesi di laurea: è un ricordo indelebile, alla stregua di un tattoo. Come mai questa scelta?

«È stato un gesto spontaneo - rispondono Adriana e Martin, due voci in una - ci troviamo bene sia nel lavoro sia nella vita personale. Inizialmente, qualche dubbio c’è stato, ma ci siamo guardati negli occhi e abbiamo deciso di non rinunciarci. La tesi contiene anche gli articoli de La Sicilia sul caso, utili per approfondirlo. Ringraziamo la relatrice Stefania De Medici e il correlatore Fabrizio Foti, che sono stati di grande supporto».

La parte più corposa del lavoro?

«Le interviste a cinquanta professionisti del settore su tematiche che si sono tradotte in criteri guida del progetto di tesi. È un metodo sperimentale utilizzato in Giappone e permette di approfondire questioni scelte a monte, come l’identità, la figuratività e la sostenibilità dell’oggetto d’analisi. In base alle vostre rilevazioni, il quartiere desidera fortemente la rinascita del plesso, che ne segna l’identità».

Se i proprietari dell’immobile leggessero questa intervista, cosa gli vorreste chiedere?

«Di darci una chance e di trovare una soluzione per ciò che, attualmente, è un buco nero. All’oggi è vissuto solo il parco, che è di proprietà del Comune, ma è come vivere un amore a metà. Immaginiamo una diretta comunicazione tra il verde e il cemento, così da creare un luogo di aggregazione, uno spazio “felice” per studenti, famiglie e attività commerciali e ricreative legate al mondo universitario. Insomma, una sorta di campus americano. È un investimento a lungo termine, ma capace di importanti ritorni economici».

Dove immaginate il vostro futuro?

«Stiamo provando a costruirlo qui, anche se da quando ci siamo laureati è trascorso quasi un anno e non è ancora cambiato alcunché e questo ci fa rabbia. Desideriamo metterci in gioco, senza dovere emigrare in altre città».
Intanto la tesi, oltre a porsi come punto di merito per l’Università di Catania, ha suscitato l’interesse di un architetto milanese, fondatore di una piattaforma web, che elenca e analizza i casi internazionali di dismissione di vecchi edifici commerciali. Ma il futuro è ancora da scoprire per questi giovani alla ricerca del loro posto nel mondo, sperando che dalla loro tesi venga una speranza per l’ex Vulcania.

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