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Sant'Agata è tra la sua gente: al via il giro esterno lungo le vecchie mura della città

Subito dopo la Messa dell'Aurora, celebrata ancor prima dell'alba, il busto reliquario è stato posto sul fercolo per dare il via alla seconda giornata della festa

Carmelo Aurite

04 Febbraio 2024, 07:51

Sant'Agata è tra la sua gente. Dopo la Messa dell'Aurora, presieduta alle 6 di stamane dall'arcivescovo di Catania, monsignor Luigi Renna, il busto reliquario della Patrona di Catania ha attraversato, tra i tantissimi devoti presenti, la navata della Cattedrale per uscire fuori, in piazza Duomo, ed essere posto sul fercolo. Comincia così il giro esterno lungo le vecchie mura della città nella seconda giornata della Festa. Il messaggio del parroco della Cattedrale, monsignor Barbaro Scionti ha dato il via alla processione

Occorre però sempre distinguere la festa dal culto.
I primi documenti che attestano una processione delle reliquie di S. Agata risalgono al 1400, ma quello ufficiale, che parla del giro attorno alla città, è il cerimoniale di don Alvaro Paternò del 1522. La festa così come è giunta ai nostri giorni è risalente alla seconda metà del ’900, tramandata anche grazie al contributo di indimenticate figure storiche della città come padre Gaetano Zito, il prof. Antonino Blandini o il gran cerimoniere del Comune, Luigi Maina, a cui da quest’anno è intitolata una nuova candelora. L’ultimo cereo si aggiunge agli altri 14, che fanno da luce e apripista la fercolo.

Il giro esterno comincia con il passaggio della “Vara” da porta Uzeda, per percorrere via Dusmet, nel suggestivo passaggio lungo gli archi della Marina. In tarda mattinata la processione giungerà a piazza dei Martiri, per poi dirigersi verso la stazione, da cui si muoverà in direzione di piazza Iolanda e proseguire poi in via Umberto.

Nel primo pomeriggio da via Grotte Bianche il fercolo farà il suo ingresso in piazza Carlo Alberto, con la sosta davanti alla basilica Maria Ss. Annunziata al Carmine. A piazza Stesicoro ci sarà poi un momento di preghiera. Quindi sarà la volta della suggestiva salita dei Cappuccini, con il passaggio dai luoghi del martirio. «La tradizione vuole - ricorda la prof.ssa Stefania Di Vita, esperta dei luoghi di culto di Sant’Agata - che le varie fasi del martirio di Sant'Agata si siano svolte in un’area ben circoscritta della città e precisamente a nord, nel punto in cui le mura di cinta medievali della Purità scendono ad est a spigolo a formare il bastione del Santo Carcere: lì dentro le mura, c'era il palazzo pretorio, dove Sant'Agata venne processata, che inglobava anche il carcere dove la Martire venne rinchiusa durante il processo e portata dopo il martirio.

Fuori le mura c'era infine l'anfiteatro dove, tra esso e il pretorio venne allestita una fornace in cui Sant'Agata subì il martirio del fuoco.
Oggi in questi luoghi si ergono le tre chiese dedicate alla Martire, ognuna delle quali rappresenta un luogo di culto a sè. Esse si trovano infatti lungo un asse ormai nascosto dall'edilizia moderna che, partendo da piazza Stesicoro, incontra prima la chiesa di Sant'Agata alla Fornace (San Biagio), quindi Sant'Agata al Carcere ed infine la chiesa di Sant'Agata la Vetere».
In seguito alla spettacolare salita dei Cappuccini, il fercolo inizierà il lungo percorso che lo porterà attraverso la città popolare e in particolare la via Plebiscito, per arrivare a notte fonda a Porta Garibaldi, dove non mancherà lo spettacolo dei fuochi del Fortino, quest’anno parzialmente coperto a causa di lavori di ristrutturazione.
Da via Plebiscito, attraverso la “calata della marina”, il fercolo arriverà al Duomo al grido unico “Cittadini… viva Sant’Agata”.