12 gennaio 2026 - Aggiornato alle 22:55
×

Decreto Sicurezza, da oggi tre giorni di sciopero (anche a Catania) dei penalisti: il perché della protesta

Le ragioni spiegate dal presidente della camera penale avvocato Antille

Laura Distefano

05 Maggio 2025, 11:55


Da oggi tre giorni di protesta dei penalisti contro il Decreto Sicurezza. Il presidente della Camera Penale Serafino Famà, Francesco Antille spiega le ragioni che hanno portato alla proclamazione dello sciopero nazionale.

«La misura adesso è colma. L’Esecutivo e il suo Parlamento hanno deciso - dice Antille attraverso una nota condivisa con il direttivo - che non ci sara’ alcun dialogo con l‘avvocatura per il rilancio di un modello sociale garantito e per un processo autenticamente liberale. Vi è il rischio che la riforma sulla separazione delle carriere venga impiegata insidiosamente quale mezzo di scambio . La strumentalizzazione è possibile. Il nostro Ministro Guardasigilli afferma oggi ciò che piu’ tardi nega. Le parole amnistia e indulto, pur per fatti bagattellari o comunque lievi, sono state abolite. Non va in porto neppure un modesto ritocco alla liberazione anticipata. Le riforme viaggiano nel senso unico - aggiunge Antille - dell’accrescimento securitario della pressione autoritaria dello Stato ; mentre le carceri pullulano di cadaveri (suicidi e non ) . L’intero sistema dell’esecuzione è allo sbando ( basti pensare ai migliaia di cittadini liberi sospesi) ; in attesa di una decisione circa il loro destino. Si mette mano, cinicamente e con decisionismo di facciata, alla decretazione di urgenza , inaudito Parlamento, e si ratificano le iniziative tecniche di un Ministero che ha deliberato di non ascoltare la voce dell’Avvocatura. Tutto cio’ nuoce ai cittadini in primo luogo, destinatari del decreto legge sicurezza di recente promulgazione . Perche’ crea disorientamento pur potendosi ipotizzare che l’impatto demagogico possa, nell’immediato, produrre qualche frutto sterile, destinato a spegnersi alla prova dei fatti. Ma è giunto il momento di una presa di coscienza collettiva. E’ giunto - conclude l’avvocato Antille - il momento di raggiungere quella vetta di mobilitazione generale che fa parte , in termini di pacifica civilta’, del retroterra culturale di una societa’ che merita una avvocatura evoluta, attrezzata, ispirata dal dettato costituzionale. L’offesa maggiore che si possa recare al nostro consesso è quella di fingere di non vedere ; ed e’ per questo che l’UCPI ha deliberato piu’ giorni di astensione : per sottolineare la gravita’ del momento sociale e per organizzare una risposta di civilta’ a chi vorrebbe che essa fosse mortificata»