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Danza=distanza: la manifestazione delle scuole di ballo a Catania

Di Redazione
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CATANIA - Contro il blocco delle attività culturali una manifestazione dietro l’altra in tutta Italia. E oggi anche a Catania c'è stato un flash mob alle 16 in piazza Bellini, davanti al teatro Massimo, con i rappresentanti delle scuole di danza. Un mondo che si sente preso per i capelli e trascinato senza motivo nel tunnel del (quasi) lockdown.

Perché immotivatamente? Lo spiega Federica Cucè, del Centro Studi Danza lo Schiaccianoci: «Penso sia ingiusto e assolutamente diseguale e, per questo, immotivato il piano restrittivo messo in atto da questo governo. Tutti sanno che, in realtà, le palestre e le scuole di danza (che tra l'altro non vengono mai citate come tali) sono luoghi sicuri. Sino ad oggi, però, non è mai stato effettuato nella nostra struttura un controllo, né controlli sulla sicurezza e il rispetto delle norme sono stati effettuati in altre scuole come la nostra».

«In una scuola di danza, in realtà, quasi tutte le discipline sono individuali, non si va mai a contatto, per questo siamo sicuri che i rischi siano assolutamente ridotti e che si possano limitare con il rispetto delle norme. Il problema - evidenzia Federica - è che non si conosce questa realtà e, soprattutto, si tende a sottovalutare, se non a ignorare, lo spessore educativo che dà ai giovani. Per non parlare dei problemi che avremo sul piano economico, perché dovremmo comunque pagare affitti e quant'altro».

Anche il fratello di Federica, Damiano Cucè, lavora al Centro lo Schiaccinoci ed affronta un’altra parte della problematica denunciata in queste ore in tutta Italia: «Questa è l'ennesima dimostrazione che nessuno ha bene in mente come rilanciare un Paese che, anche e soprattutto sul piano culturale ed educativo, avrebbe bisogno di investimento e tutela. A mia memoria nessun governo, incluse le forze attualmente all'opposizione, hanno dato centralità al mondo dell'arte e della cultura, ma l'esigenza è stata sempre quella di mettere al centro il mercato ed il profitto, la crescita economica a tutti i costi, lasciando tutto il resto in disparte. Noi vogliamo sanità e sicurezza, su questo non ci sono dubbi, anzi. Ma questo non deve precludere né assistenza economica a chi adesso si trova in difficoltà, né subordinazione della cultura e dell'arte a qualsiasi altra cosa».

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