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Mafia, sequestrati dalla Dia beni per un milione ai fratelli Trigila

Antonio Giuseppe, ritenuto il capo del clan negato ai Nardo e ai Santapaola, si trova in carcere all'ergastolo. Il fratello Gianfranco è ritenuto un esponente di spicco

La Dia di Catania ha sequestrato, su decreto del Tribunale di Catania beni per un milione di euro a Antonio Giuseppe Trigila, 67 anni, inteso “Pinnintula”, ergastolano ritenuto il capo indiscusso dell’omonimo clan mafioso operante nella zona sud della provincia di Siracusa e inserito nel più ampio cartello mafioso con il clan diretto dal boss Sebastiano Nardo e legato ai Santapaola e al fratelo Sebastiano Trigila di 43 anni, esponente di spicco del medesimo clan.

I Trigila hanno numerosi precedenti penali per associazione mafiosa, traffico di sostanze stupefacenti, riciclaggio, estorsione, omicidio, porto illegale di armi e furto. Nel giugno di due anni fa fu arrestata anche Nunziatina Bianca, moglie di Antonio Giuseppe Trigila e lo stesso Gianfranco Trigila, tutti e due accusati di associazione a delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti e per la gestione diretta della stessa attività di spaccio, il tutto aggravato dalla “finalità mafiosa”.

Gli accertamenti patrimoniali svolti della Dia di Catania nei confronti di Antonio Giuseppe e Gianfranco Trigila, estesi anche ai rispettivi nuclei familiari, hanno dimostrato la sproporzione tra i redditi dichiarati e gli arricchimenti patrimoniali dei predetti, evidentemente provento dell’attività delittuosa. Il valore dei beni sequestrati è stimato inoltre un milione di euro.

Dai colloqui in carcere intercorsi fra Antonio Giuseppe Trigila ed i suoi familiari, captati nell’ambito delle attività investigative, è emerso come il capo del clan sia interessato nell’attività di “fabbricazione di imballaggi in legno”, operante nell’indotto del mercato ortofrutticolo di Pachino investendo addirittura 350 milioni “non meglio specificati” per l’acquisto di un macchinario per la costruzione delle cassette.

L’impresa è risultata acquistata da Graziano Buonora, genero del capo clan. Il sequestro ha riguardato un’impresa che ipera operante nel settore di bar e ristorazioni, una negli imballaggi in legno; quattro autoveicoli ed un motoveicolo; cinque immobili, rapporti finanziari e disponibilità bancarie.

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